Carlo Goldoni
I mercatanti

ATTO PRIMO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Corallina e detto.

 

COR. Signor padroncino, ho piacere di trovarvi solo; ho bisogno assai di parlarvi.

GIAC. Son qui, parlate. Avete bisogno di nulla?

COR. Avrei bisogno che mi restituiste quei cento e cinquanta ducati, che vi ho prestati.

GIAC. Non me li avete dati a cambio? Non vi pago il dieci per cento?

COR. Sono due anni che non mi date un soldo. Ho bisogno di valermene, e voglio i miei denari.

GIAC. Volete i vostri denari?

COR. Certamente. E se non me li darete, lo dirò a vostro padre, e sarà finita.

GIAC. E avreste tanto cuore di tradire il vostro Giacinto?

COR. Io non ho bisogno delle vostre parole. Voglio i miei denari.

GIAC. So pure che una volta avevate dell'amore per me.

COR. Bella maniera per farsi amare! Nemmeno darmi il frutto de' poveri miei denari.

GIAC. Via, siate buona, e ve li darò.

COR. È un pezzo che mi dite, ve li darò, ma non si vedono venir avanti.

GIAC. Volete il frutto, o volete il capitale?

COR. Voglio tutto quel che mi viene.

GIAC. Via, che cosa vi viene?

COR. Cento e cinquanta ducati di capitale, e trenta de' frutti.

GIAC. Non volete altro?

COR. Questo, e non altro.

GIAC. Certo, certo, non volete altro?

COR. Signor no, non voglio altro.

GIAC. Eh furba, furba.

COR. Perché mi dite così?

GIAC. Perché m'hai rapito il cuore.

COR. Eh, che non ho bisogno di zannate. Voglio i miei denari.

GIAC. Sì, cara, ve li darò.

COR. Tanti anni che servo in questa casa, mi sono avanzata cento cinquanta ducati a forza di stenti e di fatiche, e con tante belle promesse me li levate dalle mani, e mi assassinate così? Sono una povera donna, li voglio; lo dirò al padrone, ricorrerò alla Giustizia. Sia maladetto quando vi ho creduto, quando ve li ho dati, quando vi ho conosciuto.

GIAC. Corallina. (con vezzo)

COR. Il diavolo che vi porti.

GIAC. Sentite questo suono? (fa suonar le monete nella borsa)

COR. Oh quanti zecchini, signor padrone! Quanti denari!

GIAC. Credete che v'abbia mangiato i vostri quattrini? Sono qui in questa borsa, e ogni anno col frutto de' frutti si aumenterebbe il capitale, e adesso vi è di capitale cento e ottanta ducati, e questi ve ne frutterebbero diciotto, e l'anno venturo di più, ed ogni anno sempre crescerebbe la somma; cosicché, in pochi anni, con cento e cinquanta ducati si duplicherebbe il capitale, e vi formereste la dote. Ma già che volete li vostri denari, ve li sborso, ve li do. Non ne vo' più saper nulla. (mostra di voler levare i denari dalla borsa)

COR. Fermate un poco, fermate. Non siate così furioso. Ho detto che voleva i miei denari, supposto che non mi voleste pagar i frutti.

GIAC. Non so niente. Vedo che non vi fidate, ed io vi voglio soddisfare. (come sopra)

COR. Ditemi, in grazia, in quanti anni diverrebbero quattrocento?

GIAC. Nelle mie mani, m'impegno in pochissimo tempo.

COR. Ma pure?

GIAC. In tre o quattro anni al più.

COR. Ditemi: e se fossero adesso trecento, nel medesimo tempo diverrebbero seicento?

GIAC. Con la stessa regola, non v'è dubbio.

COR. Sentite, in confidenza. Ho prestati cento e cinquanta ducati anche al vostro signor padre, ma non mi paga altro che il sei per cento.

GIAC. Fate una cosa. Procurate che ve li renda, e venite da me, che vi darò il dieci.

COR. Son quasi in istato di farlo.

GIAC. Ma poi un giorno o l'altro tornerete da capo con volere i vostri denari, non vi fiderete, mi farete andar in collera, onde è meglio ch'io ve li dia adesso.

COR. No, caro signor Giacinto, li tenga. Mi faccia questa carità.

GIAC. Via, per farvi piacere, li terrò.

COR. E gli porterò quegli altri, quando il signor Pancrazio me li avrà restituiti.

GIAC. Ma sopra tutto badate che non si sappia; non parlate con nessuno, non lo dite nemmeno ai vostri congiunti. Neppure al vostro amoroso.

COR. Oh, io amanti non ne ho.

GIAC. Eh, ti conosco!

COR. No, davvero.

GIAC. Vuoi far all'amore con me?

COR. Oh, col padrone non m'impiccio.

GIAC. Vien qui, fammi una finezza.

COR. Oh certo! Chi vi pensate ch'io sia? Non fo finezze a nessuno io.

GIAC. Dammi solamente la mano in segno d'amicizia.

COR. Nemmeno, nemmeno. Le mani ognuno le tenga a sé.

GIAC. Siete molto delicata. La mano si porge senza malizia.

COR. Io sono così. Neppure un dito.

GIAC. Nemmeno un dito? Se tu mi porgi un dito, ti regalo due zecchini.

COR. Oh sì, mi darete due zecchini per porgervi un dito!

GIAC. Te li do da galantuomo.

COR. Mi fate venir da ridere.

GIAC. Eccoli qui: due zecchini per un dito. (li leva dalla borsa)

COR. Qual dito vorreste?

GIAC. Mi basta anche il dito mignolo.

COR. Due zecchini li buttate via.

GIAC. Basta, mi rimetterò alla vostra discretezza.

COR. Che zecchini sono?

GIAC. Di Venezia. (glieli fa vedere)

COR. Oh come son belli! (prendendolo per la mano)

GIAC. Volete che vi porga il dito?

COR. Se mi avete data la mano.

GIAC. È vero, e non me n'era accorto.

COR. Via, datemi li zecchini.

GIAC. Volentieri. Sono qui. Questi due zecchini son vostri. Li metto nella borsa, e vi frutteranno ancor essi il dieci per cento, e anderà il frutto sopra il capitale. Animo, Corallina, allegramente, e quando avete bisogno di denaro, venite da me. (parte)

 

 

 


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