Carlo Goldoni
I mercatanti

ATTO PRIMO

SCENA QUATTORDICESIMA

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Monsieur Rainmere e detto; poi un giovine

 

RAIN. Buon giorno, signor Pancrazio.

PANC. Buon giorno, monsieur Rainmere. Perché col cappello e col bastone?

RAIN. Andava fuori di casa.

PANC. Così a buon'ora? A che fare?

RAIN. A fumare una pipa col capitano Corbrech.

PANC. Non volete prima bever il ?

RAIN. Sì, beviamo il .

PANC. Chi è di ?

GIO. Signore.

PANC. Dite che portino il .

GIO. Il medico, signore, è andato via.

PANC. Buon viaggio. Che portino il .

GIO. Sarà servita. (parte)

PANC. Monsieur Rainmere, sediamo un poco.

RAIN. Obbligato. (siedono)

PANC. Per quel che sento, spero che non anderete via così presto.

RAIN. Anderò col capitano Corbrech il mese venturo.

PANC. Non vorrei che venisse quel giorno. La vostra compagnia mi è carissima.

RAIN. Bene obbligato.

PANC. Questi tre mesi che vi siete degnato di stare in mia casa, mi sono sembrati tre giorni.

RAIN. Bene obbligato.

PANC. Dovreste star qui tutto questo inverno.

RAIN. Non posso.

PANC. Madamigella Giannina, vostra nipote, ci sta volentieri a Venezia.

RAIN. Mia nipote è più italiana che olandese.

PANC. È nata in Olanda, ma da fanciulla l'hanno condotta in Italia. Però conserva un certo non so che, un certo serio nobile e grazioso, che non è carattere così ordinario in queste nostre parti.

RAIN. Mia nipote studia volentieri.

PANC. So che a Milano, dove è stata quindici anni, era l'idolo del paese; e a Venezia, in questi pochi mesi, si è fatta adorare.

RAIN. Bene obbligato.

PANC. La volete condurre in Olanda?

RAIN. Farò tutto quello che piace a lei.

PANC. La dovreste maritare in Venezia.

RAIN. La mariterò dove a lei piacerà di essere maritata.

PANC. Volete che le troviamo un partito a proposito?

RAIN. Bisognerebbe trovare un marito che piacesse a lei, d'una famiglia che piacesse a me.

PANC. Caro amico, datemi licenza che vi parli con libertà. La mia casa vi dispiacerebbe?

RAIN. Oh, signor Pancrazio!

PANC. Vi degnereste di casa mia?

RAIN. Mi fate onore.

PANC. Mio figlio vi piacerebbe?

RAIN. Questo ha da piacere a mia nipote.

PANC. E se piacesse a lei, voi sareste contento?

RAIN. Perdonate... non sarei contento.

PANC. No? Per qual cagione?

RAIN. Perdonate.

PANC. Dunque non istimate la mia casa?

RAIN. Mi maraviglio. La darei a voi.

PANC. E a mio figlio no?

RAIN. No.

PANC. Ma perché a me sì, e a lui no?

RAIN. Perdonate.

PANC. Ditemi almeno il perché.

RAIN. Voi siete onest'uomo.

PANC. E mio figlio?

RAIN. Perdonate, non è puntuale.

PANC. Come lo potete dire?

RAIN. Ho prestato a lui cento zecchini, e non me li ha restituiti.

PANC. (Ah disgraziato!) (da sé) Se egli non ve li ha restituiti, ve li restituirò io. Vi fidate di me?

RAIN. Sì.

PANC. E se vi risolvete di concedere vostra nipote a mio figlio, la dote la riceverei io, e ne sarei il debitore.

RAIN. Certamente.

PANC. Dunque volete che facciamo questo matrimonio?

RAIN. Perdonate.

PANC. Ho capito. Non avete di me quella fede che dite d'avere. Non mi credete quell'uomo onesto che sono. Voi mi adulate.

RAIN. Signore, voi non mi conoscete.

 

 


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