Carlo Goldoni
I mercatanti

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Lelio, poi Giacinto

 

LEL. Ora che hai il mio nome ed il mio cognome, stai fresco. Manco male che ho sospettato il vero. Povero diavolo, mi fa compassione; ma neanche per questo gli renderei i cinquanta zecchini che ho avuti da Giacinto.

GIAC. Signor Lelio, di voi andava in traccia.

LEL. Anch'io doveva venire in traccia di voi.

GIAC. Li ho perduti tutti.

LEL. Bravissimo.

GIAC. Sono senza un soldo ed ho bisogno di aiuto.

LEL. A questo proposito devo darvi una buona nuova.

GIAC. Dite.

LEL. Il medico vi cerca e vuole indietro i duemila ducati.

GIAC. Eh via, lo fate per farmi dire.

LEL. Se giungevate qui due minuti prima, l'avreste veduto e l'avreste goduto. Ma se volete, siete ancora a tempo. Andate giù di quel ponte, che lo troverete.

GIAC. Che cosa è saltato in capo a colui? è divenuto pazzo?

LEL. È stato informato dello stato vostro. Ha saputo che i suoi denari erano sul banco d'una biscazza, e fa il diavolo contro di voi e contro di me.

GIAC. Se questo vecchio non avrà giudizio, lo ammazzerò.

LEL. Voi volete precipitarvi.

GIAC. Non voglio che questi sciocchi mi facciano perdere la riputazione.

LEL. Il medico vorrà il suo denaro.

GIAC. Che vada da mio padre, e se lo faccia assicurare.

LEL. Benissimo, se lo vedrò, glielo dirò.

GIAC. Non vi è bisogno; un mio amico non ha da far queste figure.

LEL. Vuole che io gliene renda conto; ha preso in nota il mio nome ed il mio cognome.

GIAC. Avete paura? Guardate me e non dubitate. Vedete questo stile? So adoperarlo. E poi, che serve? Coi denari si aggiusta ogni cosa.

LEL. Ma se denari non ne avete più.

GIAC. Se non ne ho, ne avrò. Corallina ha promesso di darmi altri cento e cinquanta ducati. E poi ho fatto un altro negozio di formaggio di Sinigaglia, col respiro di mesi sei al pagamento, e ancor di questo, esitandolo, ricaverò almeno un centinaio di filippi.

LEL. Buono; mangeremo del buon formaggio. Ve lo farò vender io.

GIAC. Ma conviene ch'io gli dia per caparra dieci zecchini.

LEL. Li avete promessi?

GIAC. Li ho promessi.

LEL. Quando avete promesso, bisogna .

GIAC. Ma non ne ho uno. Caro amico, prestatemeli.

LEL. Io? non ho un soldo.

GIAC. Vi ho pur dato questa mattina venti zecchini per voi, e trenta per l'abito della virtuosa.

LEL. Bene; li ho spesi.

GIAC. L'abito dov'è?

LEL. L'ha avuto chi l'aveva da avere.

GIAC. Almeno dovevate lasciarmelo vedere.

LEL. Doveva portarvi l'abito nella bisca?

GIAC. Voglio andar ora dalla cantatrice, a vedere se l'abito le va a segno.

LEL. Sì, andate. Appunto ella vi attende per chiedervi la guarnizione.

GIAC. Guarnizione? Anderò un'altra volta. Ma, caro amico, prestatemi voi questi dieci zecchini. Sapete pure, che quando ne ho avuti, ve n'ho sempre dati.

LEL. Anch'io, se ne avessi, ve li darei.

GIAC. Che avete fatto de' venti zecchini?

LEL. Che avete fatto voi de' duemila ducati?

GIAC. Io li ho giuocati.

LEL. Ed io li ho spesi.

GIAC. Ingegnamoci per questo formaggio.

LEL. Non saprei.

GIAC. Guardate se avete qualche cosa da impegnare; per gli amici si fa di tutto.

LEL. Io non ho niente.

GIAC. Caro amico, non mi abbandonate.

LEL. Che cosa posso fare per voi?

GIAC. Sono senza denari.

LEL. Dovevate tralasciar di giuocare. (parte)

 

 

 


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