Carlo Goldoni
I mercatanti

ATTO SECONDO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Giacinto, poi monsieur Rainmere

 

GIAC. Questo è il bel conforto che mi ha dato: dovevate tralasciar di giuocare. Un amico parla in tal guisa? Un amico che me ne ha mangiati tanti? Ci parleremo. Ma intanto sono senza quattrini, non so dove battere il capo.

RAIN. (Diecimila ducati? Ho data la mia parola). (da sé, passeggiando)

GIAC. (Questo mi potrebbe aiutare). (da sé)

RAIN. (Bisogna andare al Bancogiro. Ho data la mia parola).

GIAC. Monsù, votre servan.

RAIN. (Lo guarda e lo deride)

GIAC. Coman ve portè vu, monsù?

RAIN. (Sorride e non risponde)

GIAC. Io sto malissimo.

RAIN. Che male avete?

GIAC. Non ho denari.

RAIN. Signore, questa è la vostra salute.

GIAC. Perché la mia salute?

RAIN. Il perché voi mi dispenserete di dirlo.

GIAC. Ditelo, che mi fate piacere.

RAIN. Perdonate; perché quando non avrete denaro, sarete meno vizioso.

GIAC. Chi sono io? un malgoverno?

RAIN. Perdonate.

GIAC. Ho bisogno di denari per fare li fatti miei, e non per gettarli via.

RAIN. Bene.

GIAC. Ho comprato una partita di formaggio di Sinigaglia, e vi posso ricavare il trenta per cento di utile.

RAIN. Bene.

GIAC. Avrei necessità di dugento ducati; posso sperare che monsù me li presti?

RAIN. Aspettate. (mette le mani in tasca)

GIAC. (Finalmente è alloggiato in casa nostra, non mi dirà di no). (da sé)

RAIN. Favorite: conoscete questo carattere? (gli mostra un foglio)

GIAC. Signor sì; questa è una mia lettera di cambio per cento zecchini che m'avete prestati; avete timore che non ve li dia?

RAIN. Quando avrete pagati questi, me ne chiederete degli altri. (rimette il foglio in tasca)

GIAC. O che caro signor olandese! (con disprezzo)

RAIN. (Lo guarda bruscamente senza parlare)

GIAC. Quattro mesi ch'è in casa nostra, e non si può avere un servizio.

RAIN. Vi pagherò l'incomodo di quattro mesi.

GIAC. Ma casa nostra non è una locanda.

RAIN. È vero; in una locanda si spende meno.

GIAC. I cento zecchini ve li renderò.

RAIN. Dovevate avermeli resi.

GIAC. Son un galantuomo.

RAIN. Vi è alcuno che non lo crede.

GIAC. Chi è che non lo crede?

RAIN. La piazza.

GIAC. Mi maraviglio di voi.

RAIN. Ed io niente di voi.

GIAC. Che dire?

RAIN. Perdonate.

GIAC. Via, siamo amici; non voglio averlo per male. Siete più vecchio di me, potete esser mio padre. Vi amo e vi rispetto, ed ho per voi quella stima che meritate.

RAIN. Bene obbligato.

GIAC. Mi siete amico? mi volete bene?

RAIN. O signore... (con riverenza)

GIAC. Datemi un bacio.

RAIN. Bene obbligato. (si danno un bacio)

GIAC. Ehi, mi prestate questi dugento ducati?

RAIN. No, perdonate.

GIAC. Mi siete amico?

RAIN. Sì, amico.

GIAC. E non mi volete prestare dugento ducati?

RAIN. No, perdonate.

GIAC. Andate, che siete un tanghero.

RAIN. (Lo guarda bruscamente)

GIAC. Mi guardate? credete di farmi paura?

RAIN. (Lo guarda come sopra)

GIAC. Viene a mangiar il nostro, e non si può avere un servizio.

RAIN. (Smania per la scena, movendo il bastone)

GIAC. Che c'è, signore, mi fareste qualche affronto? Son uomo di darvi soddisfazione; e imparate a trattare con gli uomini della mia sorta. E quando un galantuomo vi domanda dugento ducati in prestito, non gli avete a dir di no. Monsù, ci siamo intesi. (parte)

 

 

 


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