Carlo Goldoni
I mercatanti

ATTO SECONDO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Madamigella Giannina sola.

 

GIANN. Eppure è vero. Lo provo io medesima. Amore è un non so che superiore al nostro intelletto, e vincitor delle nostre forze. Per quanta resistenza voglia fare ad una passione che mi trasporta ad amare uno che non lo merita, sono quasi forzata ad arrendermi, e ad assoggettare la mia ragione ad un piacer pernizioso. Che forza è questa? D'attrazione? Di simpatia? O di destino? Qual filosofo me la saprebbe spiegare? Ma la dottrina è inutile, dove l'affetto convince. Io l'amo, e tanto basta. Il conoscerlo indegno d'amore non opra ch'io l'abbandoni, ma che lo desideri degno d'essere amato. Al desiderio unir voglio l'opera mia; e se mi riesce cambiargli il cuore, potrò dir con ragione che il di lui cuore sia mio, e andrò gloriosa di una tale conquista, più di quel ch'io farei se cento cuori, docili per natura, mi si volessero soggettare. Eccolo il mio nemico. Chi lo vuol vincere, conviene batterlo dove si può credere men difeso. Anche l'adulazione può esser laudevole, quando tende ad onesto fine.

 

 

 


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