Carlo Goldoni
I mercatanti

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

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ATTO TERZO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera con burò, tavolino e bauli.

 

Monsieur Rainmere e due Servitori. Monsieur Rainmere va levando dal burò vari sacchetti di monete, e li mette in un baule, mentre due Servitori ripongono in un altro baule i di lui vestiti: tutto facendo senza parlare. Poi Madamigella Giannina

 

GIANN. Signor zio, mi è permesso?

RAIN. Che cosa volete? (con un sacchetto in mano)

GIANN. Vorrei, se mi permettete, dirvi il mio sentimento sulla risoluzione che siete per fare.

RAIN. La risoluzione è fatta; andiamo a Livorno. (mette il sacchetto nel baule)

GIANN. Partir da Venezia così repentinamente, parmi che sia un affronto al padrone di questa casa.

RAIN. Ne ho ricevuti dei peggio. (va al burò per un sacchetto)

GIANN. Avete parlato col signor Pancrazio?

RAIN. Non l'ho veduto. (porta il sacchetto nel baule)

GIANN. Vorrebbe la convenienza, che gli parlaste.

RAIN. Andate nella vostra camera.

GIANN. Ma... signore...

RAIN. Andate a far della vostra roba quello che qui si fa della mia. (torna al burò)

GIANN. Mentre vi parlo, le robe mie si ripongono nei bauli. Rispetto gli ordini vostri.

RAIN. Bene. (ripone un sacchetto nel baule)

GIANN. Vorrei soltanto che vi compiaceste di lasciarmi dire due parole.

RAIN. Parlate. (si ferma ad ascoltarla)

GIANN. Bramerei sapere, prima di tutto, per qual dispiacere volete allontanarvi da questa casa.

RAIN. Mi hanno insultato.

GIANN. Ma chi v'ha insultato? Il signor Pancrazio?

RAIN. No, il suo figliuolo.

GIANN. Qual colpa ha il padre nelle debolezze del figlio?

RAIN. Tutti sono nella medesima casa. Non soffrirei altre ingiurie senza risentimento.

GIANN. Finalmente il signor Giacinto è giovine, merita qualche compatimento.

RAIN. Egli è un pazzo. (voltandosi a lei)

GIANN. Le pazzie della gioventù si correggono.

RAIN. Con tutta la vostra filosofia diverreste pazza peggio di lui, se io non vi provvedessi. (va al burò)

GIANN. Se amore si può dire pazzia, pochi saranno savi, signor zio.

RAIN. Non so compatirvi. (camminando con un sacchetto verso il baule)

GIANN. Eppure voi mi dovreste compatir più di ogni altro.

RAIN. Perché? (voltandosi col sacchetto in mano)

GIANN. Signore, vi dimando perdono.

RAIN. Perché? Parlate.

GIANN. Perché con tutta la vostra austerità, so che amate anche voi.

RAIN. Io?

GIANN. Sì, signore, perdonatemi. Voi amate.

RAIN. Come potete... (corre a mettere il sacchetto nel baule; poi torna) Come potete voi dirlo?

GIANN. Amore non si può tenere nascosto.

RAIN. Credete voi che io ami madamigella Beatrice?

GIANN. Lo credo con fondamento.

RAIN. Se io l'amassi, amerei una figliuola che merita esser amata. (va verso il burò)

GIANN. Ed io...

RAIN. E voi amereste un pazzo. (voltandosi, poi va al burò)

GIANN. L'amore mio sarà sempre più virtuoso del vostro.

RAIN. Perché? (voltandosi, stando al burò)

GIANN. Perché io amo con costanza uno che secondo voi non lo merita, e voi abbandonate per un puntiglio una persona degna dell'amor vostro.

RAIN. Il mio abbandonamento non le fa alcuna ingiuria... (prende il sacchetto)

GIANN. Ma la mortifica e la fa piangere.

RAIN. Piange madamigella Beatrice? (col sacchetto in mano si ferma)

GIANN. Sì, fa compassione.

RAIN. Perché piange?

GIANN. Per quella ragion istessa, per cui io piangerei, se lasciassi il di lei fratello.

RAIN. Beatrice non ha per me quell'amore che voi avete per codesto discolo malcreato. (s'incammina verso il baule)

GIANN. Io non so che si pianga per una persona che non si ama.

RAIN. Piange? (con tuono compassionevole)

GIANN. Sì; per voi.

RAIN. (Senza parlare va lentamente al baule, poi si volta) Piangerà per le disgrazie della sua casa.

GIANN. A me ha confidato il motivo delle sue lagrime.

RAIN. Credete che ella le versi per me?

GIANN. Certamente.

RAIN. Voi m'adulate. (ripone il sacchetto nel baule)

GIANN. Eccola. La vedete? (accenna di vederla in lontano)

RAIN. Non mi pare che pianga.

GIANN. Ha gli occhi rossi. Il timore suol trattenere le lagrime.

RAIN. Osservate. Ella vi chiama.

GIANN. Mi permettete che io la faccia venir qui?

RAIN. Cerca di voi, non cerca di me. Andate. (va al baule, voltandosi dall'altra parte)

GIANN. Mi fa cenno che vorrebbe parlarvi.

RAIN. Nipote, voi vi prendete spasso di me. (voltandosi)

GIANN. Perdonatemi: non ardirei di farlo. Amica, volete me, o il signore zio?

RAIN. (Si volta, come per rossore)

GIANN. Desidererebbe parlar con voi.

RAIN. Con me?

GIANN. Sì, signore; se non volete ascoltarla, unirà anche questo agli altri favori di uno che mostrava d'amarla.

RAIN. Fatela venire. (va a chiudere il burò)

GIANN. (Chi sa! S'egli avesse compassione della sorella, potrei anch'io aver tempo di guadagnare il fratello). (da sé, parte)

RAIN. (Chiuso il burò, va per chiudere il baule) Ehi, partite. (ai Servitori, che partono) L'amo, ma non ho mai detto d'amarla. Queste donne conoscono troppo bene i movimenti degli occhi. (chiude il baule) Eccola.

 

 

 


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