Carlo Goldoni
I mercatanti

ATTO TERZO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Monsieur Rainmere, poi Pancrazio

 

RAIN. In questa casa tutti non somigliano a madamigella Beatrice. Ella ha delle massime... Signor Pancrazio, vostro servitore obbligato.

PANC. Monsieur, compatitemi se vengo a disturbarvi.

RAIN. Mi fate onore.

PANC. Mi date licenza che sieda?

RAIN. Sì, accomodatevi; lo farò ancor io (siedono)

PANC. Non so come principiare...

RAIN. Volete fumare una pipa?

PANC. Vi ringrazio. Avanti desinare non fumo, e poi non sono qui, caro amico, per conversazione, ma per discorrere con serietà. Oh cielo! si tratta di assai, donatemi un quarto d'ora per carità.

RAIN. Parlate quanto vi piace. Voi meritate di essere ascoltato

PANC. Monsieur, conviene levarsi la maschera, e parlare schietto. Questa mattina m'avete promesso diecimila ducati, mi avete promesso venirmeli a scrivere nel Bancogiro. Vi ho atteso, né vi ho veduto. I diecimila ducati che avete promesso fidarmi al sei per cento, ve li ho chiesti in una maniera bizzarra, senza mostrar d'averne gran bisogno. Caro amico, vi parlo adesso con altro linguaggio, vi mostro le mie piaghe, vi apro il mio cuore, e mi getto nelle vostre braccia. Tre lettere di cambio, che scadono in questo giorno, mettono in pericolo la mia fede, il mio credito, l'esser mio. Voi solo mi potete aiutare: sì, voi mi potete aiutare, senza vostro pericolo e senza tema di perderli, anzi con tutta la sicurezza di ricuperare in meno di un anno il cambio ed il capitale. Vedrete il mio bilancio. Ho de' crediti buoni, ho de' capi vivi in negozio. Sono più tosto in avvantaggio, ma sapete che non si fallisce tante volte per ritrovarsi al di sotto, ma per cagione di qualche creditore indiscreto, che senza carità vuole il denaro nel momento istesso ch'ei lo domanda, e precipita in tal guisa un uomo d'onore. Io sono in questo caso; vi esibisco i miei libri, il mio negozio, le chiavi de' magazzini, e vi chiedo i diecimila ducati che promessi mi avete, per salvezza della mia povera casa, per la riputazione del mio povero nome. Caro monsieur Rainmere, mio figlio, quel disgraziato di mio figlio, vi ha disgustato, vi ha offeso e se potessi scancellar col mio sangue le vostre offese, tutto ve lo darei per a compassione. Un figlio traditore, dopo avermi consumato tanto, e avermi, si può dire, precipitato, mi priverà ancora di quell'unico amico che mi restava per conforto delle mie estreme necessità? L'avrei ucciso colle mie mani, se dopo i flagelli di questa vita, non mi spaventassero quelli dell'altra. Separate, vi prego, il padre dal figlio. Lasciate a me castigar quell'ingrato, e voi movetevi a pietà di un povero padre, che in voi unicamente confida.

RAIN. Datemi la vostra mano. (s'alza)

PANC. Eccola. (si prendono per la mano)

RAIN. Giuratemi sul vostro onore di non celarmi la verità.

PANC. Ve lo giuro sull'onor mio...

RAIN. Andiamo. Io vi voglio aiutare. (parte)

 

 

 


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