Carlo Goldoni
La moglie saggia

A SUA ECCELLENZA LA SIG. CAVALIERA ELEONORA CAPPELLO NATA DE’ CONTI DI COLLALTO

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A SUA ECCELLENZA

LA SIG. CAVALIERA

ELEONORA CAPPELLO

NATA DE’ CONTI DI COLLALTO

 

Allora quando mi fu recato, Eccellenza, il felicissimo avviso, che Ella in Roma con tanto vantaggio delle Opere mie parlasse, animando i Romani a leggerle non solamente, ma eziandio a promoverne le rappresentazioni in più di un Teatro, m’entrò nell’animo la maggiore allegrezza che io provassi giammai, e quasi fuor di me stesso, d’altro non sapea parlar che di questo; facendone parte agli Amici miei, come di cosa che mi arricchiva di gloria, e gli Emoli macerar potea nell’invidia. Come (dicea però fra me stesso) come mai una Dama di tanto spirito, e di così fino discernimento, può delle Opere mie compiacersi, e quasi fossero della sua approvazione degnissime, portarle fino colà in trionfo, dove delle produzioni novelle è più pericoloso l’incontro? Ringrazio Dio di cuore, che mai nella mente mia non succedesse a tal pensiero la vanità di me stesso, tutt’altra ragione figurandomi, fuor di quella che dal merito delle Opere mie derivar potesse, poiché quantunque le veda fortunatamente aggradite, conosco bastantemente, che ciò non accade perché sieno Opere buone, ma perché a’ nostri non vi è in simil genere chi voglia farne delle migliori. Pensai che l’E. V. volesse loro dar credito per esser elleno produzioni di uno spirito Veneziano, per quell’amore che molti sentono per la Patria loro, portandola da per tutto nel cuore, e l’onor suo, e quello de’ Paesani suoi promovendo. Che però (su tal proposito ragionando) chi mai alla Repubblica Veneziana ha procurato maggior onore di quello che dall’E. V. le vien recato? In Vienna, in Dresda, in Londra, ed in Roma fu Ella oggetto d’ammirazione, fu l’idolo delle genti, possedette il cuore delle Regine, la parzialità dei Monarchi, e non v’ha dubbio che dei grandi onori che a Lei si fecero, anche la Patria sua gloria e giubbilo non ne riportasse; poiché quantunque l’antichissimo albero della sua Casa abbia nel terreno della Germania piantate ancor le radici, sangue de’ Padri eccelsi della Repubblica è quello che nelle vene le scorre, e quanto cari a Cesare sono i congiunti suoi, altrettanto l’Augusto Senato della di lei Famiglia si pregia e vanta, e de’ sublimi onori l’ha in ogni tempo fregiata.

Ella ha colmato di felicità il più degno Cavaliere del mondo, dandogli il di Lei cuore e la di Lei mano, né più gioconda novella recar poteasi alla Patria loro comune, oltre quella del loro felicissimo maritaggio. L’Eccellentissimo signor Cavaliere Piero Andrea Cappello meritava ben Egli una sposa del di Lei merito e delle di Lei virtù fornita, ed anche in questo ha Ella dell’amore della Patria sua manifestato il peso, concedendo il tesoro della grazia sua ad uno de’ Patrizi più illustri della Repubblica, e ridonando al seno di una sì eccelsa madre la stia diletta figliuola.

Mentre che, contenta, Roma per la seconda volta l’ E. V. ammira e venera, Venezia ansiosa l’aspetta; e mentre colà nell’Ambasciata gloriosa del savissimo di Lei sposo, l’onorano le Persone illustri, e la benedicono le volgari, e gli Arcadi col nome di Palmira fra le virtuose pastorelle l’acclamano, l’Adria, gelosissima dell’onor suo, feste, dignità ed onori le va con sollecitudine preparando, e tutti i gradi sublimi l’aspettano, sino all’ultimo, che d’aureo manto il Consorte suo felicissimo brama di ricoprire.

Io pure, miserabile come sono, sospiro veder l’aspetto di questa mia venerabile Protettrice, e renderle quelle grazie ch’io posso per l’onor massimo alle Opere mie recato, e benedire quel cuor magnanimo, che in mezzo alle mie afflizioni cotanto giubbilo mi ha procacciato.

Verrà quel giorno per me felice, che a’ piedi dell’ E. V. gettandomi, e de’ miei casi la strana serie narrandole, vedrà quanto bisogno io abbia della di Lei magnanima protezione; e che quell’amore che ha Ella per la sua Patria, e che io nutrisco per la medesima nel miglior modo che posso, non è lo stesso in tutti, e vi è pur troppo chi tenta deprimere il Cittadino e disonorarlo.

Ma fin che giunga quel , non darò io della umile mia riconoscenza alla benignità che ha per me l’E. V. una pubblica attestazione? Sì, darolla. Ma come? In qual maniera le anime grandi si ricompensano de’ benefizi loro? Pregandole di nuove grazie, e loro prestando il modo di segnalarsi, beneficando.

Ecco dunque, Nobilissima Dama, che per avere Ella le mie Commedie della generosissima grazia Sua onorate, una di esse alla di Lei protezione in modo particolarissimo raccomando, e col di Lei nome venerabile in fronte la mando al torchio.

Che se taluno me sì ardito credesse, che a titolo di dono offerirgliela io pretendessi, lo prego di me formare miglior concetto, assicurandomi che la infinita distanza so io conoscere dal merito dell’E. V. a quello delle Opere mie, e che soltanto per trarne gloria ed onore, ad una sì illustre Dama la raccomando.

La Moglie Saggia, che sotto gli auspizi dell’Eccellenza Vostra uscir deve alla luce, è costituita in tal grado di virtù oppressa, che degna la rende di laude e di compassione, ma per l’un motivo e per l’altro recherà al di Lei cuore diletto e consolazione. Per tre ragioni si rallegrano gli animi nelle comiche o nelle tragiche Rappresentazioni; allora quando esaltar vedono quelle virtù, che in se medesimi sono sicuri di possedere; quando puniti veggono i vizi, che son da loro abborriti; e quando dalle rappresentate disgrazie sicuri e fortunati si vedono.

Giustamente giudico io pertanto, che vaglia per tutte e tre le ragioni a rallegrare questa Commedia mia il bellissimo animo dell’ E. V., poiché considerando il carattere di Rosaura ripieno di un’eroica virtù, si consolerà di vedere in essa il di Lei ritratto; indi detestando il carattere di Beatrice, giubbilerà, incapace trovandosi del reo costume; e compassionando una Moglie maltrattata dal cattivo Marito, alzerà gli occhi al Cielo, e lo benedirà di cuore, che uno Sposoamabile e sì gentile le abbia meritamente conceduto. Altri due personaggi, Florindo e Lelio, al riso forse la proveranno. E sì che di tali scrocconi alle laute sue mense, a’ generosi suoi trattamenti, non ne avrà Ella in ogni parte veduti! Ma non però lungo tempo celato avranno agli occhi di V. E. sotto il manto dell’adulazione la frode, poiché la prontezza del di Lei spirito, la vivacità del di Lei talento li avrà riconosciuti ben presto, e qual vilissima feccia, li avrà da sé, cori vergogna loro, scacciati.

Il misero Pantalone, padre afflitto di una Figliuola sagrificata, moverà il di Lei animo a tenerezza. Deh! in questo genitore dolente l’E. V. me raffiguri, padre di tante figlie, quante sono le mie Commedie. Mi vo sgravando del peso che la tutela di esse potria recarmi, all’uno o all’altro raccomandandole. Fortunatissima questa, che di una Protettricegrande potrà vantarsi! Più fortunato me ancora se avrà l’onore che mi conceda l’ E. V. il prezioso titolo, con cui ossequiosamente m’inchino,

 

Di V. E.

Umiliss. Divotiss. ed Obbligatiss. Serv.

Carlo Goldoni


 


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