Carlo Goldoni
La moglie saggia

L’AUTORE A CHI LEGGE

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L’AUTORE A CHI LEGGE

 

Gran disgrazia è per una Moglie l’avere un Marito disordinato, ma questa disgrazia suol divenire ancora maggiore, quando manca nella Consorte quella prudenza, che in simili casi è necessarissima.

La gelosia, i rimproveri, le invettive non fanno che indispettire ed irritare gli animi maggiormente, e in luogo di movere a compassione, non inspirano che odio ed ostinatezza.

Non è che una donna onorata, e molto meno una dama, abbia da tollerare tranquillamente i torti che dal marito gli vengon fatti, e da trattare con amicizia una persona che intorbida la pace della sua famiglia: ha da cercare di rimediarvi, ma con prudenza.

L’uomo ha un certo grado sopra la donna di autorità e preferenza, che non soffre di essere da lei corretto, quando l’amore non gli facciano esser care le correzioni.

Se quest’amore vien corrisposto, la cosa è facile, ed il Marito non può essere che compiacente. Ma s’ei non ama la Moglie, ed è da qualche altra passion prevenuto, convien che la donna conservi l’affetto, ed adoperi la prudenza.

Questa è quella virtù che costituisce la Moglie Saggia, questa è quella virtù di cui ho arricchita la mia Rosaura, per esempio delle donne prudenti e per conforto delle misere tribolate.

Odiosi un po’ troppo compariranno i caratteri di Beatrice e di Ottavio. Ma Dio volesse che non ve ne fossero al mondo di simili, e di peggiori. L’azion del veleno è barbara, ma abbiamo pur troppo degli esempi di tale barbarità, non lontani dal nostro secolo. Le passioni acciecano, e l’uomo cieco è capace di tutto. Sagace è l’artifizio con cui si conduce Rosaura per impietosire il marito, e per far arrossire la sua nemica; ma tale sagacità è condotta dalla prudenza, e le fa ottenere il premio della bontà, dell’amore e della tolleranza. Un marito guadagnato per questa strada, convinto ed illuminato con tal condotta, si può credere realmente pentito e totalmente cangiato, e ciò che non avrebbero ottenuto né le querele, né i rimproveri, né i maneggi, conseguisce perfettamente la virtù, la docilità, la prudenza. Questa Commedia sarebbe una lezione troppo morale per un Teatro, se non fosse adornata di un competente ridicolo. Gli formano un episodio altrettanto vero, quanto giocoso, e i servi, nell’atto che contribuiscono all’intreccio ed alla catastrofe della rappresentazione, divertono l’uditore, e conservano il loro proprio carattere.

Così ho pensato che debba essere, nell’atto di comporre quest’opera. Parmi di non mi essere totalmente ingannato. Fu ricevuta questa Commedia felicemente dal pubblico, e ne rimasi contento. Alcuni hanno criticato il veleno, ma finalmente non ne proviene che buon effetto, quantunque l’intenzione fosse cattiva. Io rappresento le azioni umane, né sono sì scrupoloso intorno ai precetti, che mi sembra di poter alterare.


 

 

 


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