Carlo Goldoni
La moglie saggia

ATTO PRIMO

SCENA DICIASSETTESIMA

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SCENA DICIASSETTESIMA

 

Brighella e detti.

 

BRIGH. Signor.

OTT. Da scrivere.

BRIGH. La servo. (E a letto mai!) (da sé, parte)

ROS. Caro signor Conte, è tardi; scriverete domani.

OTT. Non mi rompete la testa.

PANT. (Oh che bestia!) (Brighella ritorna con tavolino da scrivere)

ROS. Dunque anderò a letto. Marito, v’aspetto. Non dormo, se non venite. (vezzosa)

OTT. Brighella.

BRIGH. Signor.

OTT. Preparami il letto nella stanza terrena. (Brighella parte)

ROS. Volete che vada nell’appartamento terreno? Anderò.

OTT. Voi andate nella vostra camera. Voglio dormir solo.

PANT. (Oh siestu maledetto!) (da sé)

ROS. Solo!

OTT. Signora sì. (scrivendo)

PANT. (Povera creatura! Tolè, anca dormir sola). (da sé)

ROS. Ma perché questa novità?

OTT. Andate. (come sopra)

ROS. Avete male?

OTT. Ho il diavolo che vi porti. Andate via.

PANT. Ma questa, sior Conte, no xe la maniera... (alterato)

OTT. Come c’entrate voi?

PANT. La xe mia fia.

ROS. Zitto. Vado a letto. (a Pantalone)

OTT. In casa mia comando io.

PANT. E mi no posso véder a strapazzar el mio sangue.

OTT. Oh! un gran sangue!

PANT. Onorato, civil e senza macchie.

ROS. Zitto, per amor del cielo. Marito, vado nella mia camera. Signor padre, andate a casa.

OTT. Maledetto quando vi ho conosciuto! (a Pantalone)

PANT. Sia pur maledetto, co son vegnù in sto paese.

OTT. Tant’è. La vostra figliuola io non la posso più vedere.

PANT. E mi la torrò su, e la menerò via.

OTT. Sì, prendetela. Andate, andate con vostro padre andate. (la spinge, dopo essersi alzato)

PANT. Vien, vien, fia mia, andemo.

ROS. Eh via, quietatevi, non facciamo scene.

OTT. Andate, andate. (come sopra)

ROS. Son vostra moglie.

OTT. Pur troppo, per mia disgrazia.

ROS. Non dicevate così una volta.

OTT. Pazzo, pazzo ch’io sono stato!

ROS. Ma! Vi ha illuminato la Marchesina.

OTT. Giuro al cielo! (alza la mano)

PANT. Olà, patron, se alza le man? (si frappone)

OTT. Andate via di qui, vecchio insensato.

PANT. Andemo via. (a Rosaura)

ROS. Ah signor conte...

OTT. Andate, andate.

ROS. No, marito mio...

OTT. Sì, andate, non mi seccate. V’odio, v’aborrisco, non vi posso vedere. (parte)

ROS. Pazienza! (piange)

PANT. Andemo, fia mia.

ROS. No, signor padre, lasciatemi andar a letto.

. Ti te ne pentirà.

ROS. Il cielo mi assisterà.

PANT. No ti vedi? El xe un basilisco.

ROS. Si ravvederà.

PANT. El te bastonerà.

ROS. Non lo ha ancora fatto.

PANT. El lo farà.

ROS. Se lo farà... Basta: è cavaliere, non lo farà.

PANT. Oh ghe ne xe dei altri, che petuffa5 le muggier.

ROS. Signor padre, lasciatemi andare a letto.

PANT. Va , fia mia, el ciel te benediga. Pénseghe ben, no te lassar strapazzar. Torna da to pare, torna dal to caro pare, che te vol tanto ben. (piangendo parte)

ROS. Sì, vi tornerò, quando non potrò fare a meno. Voresistere fin ch’io posso; prima di abbandonare un marito convien pensarvi moltissimo. L’onestà, il decoro, sempre discapita; ed è assai meglio soffrire le domestiche dispiacenze, di quello sia esporsi alle dicerie, alle critiche, alle derisioni del mondo. (parte)

 

 

 





p. -
5 Che bastonano.



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