Carlo Goldoni
La moglie saggia

ATTO TERZO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Camera in casa della Marchesa.

 

La marchesa Beatrice, Lelio e Florindo

 

LEL. Eh via, signora Marchesa, calmate la vostra collera.

FLOR. In verità fate torto a voi stessa.

BEAT. Non vi è rimedio: ho risoluto così.

LEL. Ma che cosa mai vi ha detto la contessina Rosaura?

BEAT. Mille impertinenze, una peggiore dell’altra.

FLOR. E che colpa ha per questo il povero conte Ottavio?

LEL. Il povero galantuomo si è sfogato meco, e credetemi, è appassionatissimo per cagion vostra.

FLOR. Mi ha pregato colle lagrime agli occhi, che vi persuada rimetterlo nella vostra grazia.

BEAT. Non voglio esser maltrattata da quella impertinente di Rosaura.

LEL. Ma si può sapere che cosa vi ha detto?

BEAT. Mi ha detto tanto che basta per farmi fare una simile risoluzione.

FLOR. Ci ha raccontato il conte Ottavio che voi avete interpretate le parole della signora Rosaura dopo essere ella da voi partita; onde vi potreste anche essere ingannata.

BEAT. Vedete, se il Conte è d’accordo? Cerca giustificarla.

FLOR. No, non è vero, cerca placar voi, e medita anzi delle risoluzioni, che se hanno effetto, sarà liberato da tutte le seccature.

BEAT. Che cosa vuol fare?

LEL. Vuol mandar la moglie a star con suo padre.

BEAT. Veramente una gran cosa! Tanto e tanto non osserverà i di lui passi?

FLOR. Ma anderanno a Roma, sapete?

BEAT. A Roma?

LEL. Sì; il signor Pantalone anderà a star a Roma.

BEAT. E anderà seco Rosaura?

LEL. Così dicono.

BEAT. Non lo credo.

FLOR. In ogni modo, io dico che ci va del vostro decoro a dimostrare un simile risentimento.

BEAT. Dovrò soffrire di essere ingiuriata?

FLOR. Le ingiurie sono ideali.

BEAT. Ho fondamento di crederle a me dirette.

LEL. Ditemi un poco: se la contessina Rosaura si spiegasse non aver parlato per voi; se si disdicesse pubblicamente di quanto ha detto, o con malizia, o con innocenza, sareste voi soddisfatta?

BEAT. Sarei soddisfatta, ma non lo farà.

LEL. Lo farà senz’altro.

FLOR. Siamo noi mallevadori che lo farà.

BEAT. Vi potete impegnare?

FLOR. So quel ch’io dico. Il punto è che conviene far presto, prima che si traspiri per il paese. Se il conte Ottavio non viene questa sera da voi, la conversazione principia ad investigare il perché.

BEAT. E come s’ha da fare? Se Rosaura non si spiega, suo marito non lo voglio più in casa mia.

LEL. Facciamo venir qui la signora Rosaura.

BEAT. No...

FLOR. No, non va bene. La cosa sarebbe troppo affettata, o fuor di natura.

LEL. Dunque, come pensereste voi? (a Florindo)

FLOR. Favoritemi, signora, come vi siete separata colla Contessa?

BEAT. Io non ho fatta alcuna dimostrazione.

FLOR. Benissimo; né la contessa Rosaura sa finora che voi abbiate rilevate con senso le sue parole. Ella vi può credere ancora amica, e indifferente. Direi che andassimo tutti uniti a ritrovarla.

BEAT. Oh, questo poi...

FLOR. Lasciatemi finir di dire. Potremmo andar uniti a ritrovarla. Far cadere il discorso a proposito; farla parlare, e farle far tutte quelle dichiarazioni che voi desiderate.

LEL. Bravissimo. Non si può pensar meglio. La cosa è accomodata.

FLOR. Poi sul fatto si passa dalla casa del Conte alla vostra. Chi vuol venir venga, chi non vuole venir, se ne stia. Facciamo la solita conversazione, e non se ne parla mai più.

BEAT. Rosaura non si piegherà.

LEL. La faremo piegare.

BEAT. Come potete compromettervi?

LEL. Noi abbiamo il segreto.

FLOR. Fidatevi di noi.

LEL. Via, consolate quel povero Conte, che la testa per le muraglie.

BEAT. Poverino! (deridendolo)

FLOR. Non siate così crudele.

BEAT. Mi fate ridere.

LEL. Animo, animo, presto, andiamo.

FLOR. Via, prima che si raffreddi.

LEL. Andiamo a far questa pace.

BEAT. Orsù, farò a modo vostro. Ma se sarò affrontata, voi due me ne renderete conto. Do alcuni ordini, e sono con voi. (parte)

 

 

 


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