Carlo Goldoni
I puntigli domestici

ATTO PRIMO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Il conte Lelio, il dottore e dette.

 

LEL. Ecco qui il signor dottore.

DOTT. Faccio riverenza alla signora contessa.

BEAT. Già mio cognato è disposto a soddisfarmi, ed io sono contenta della sua buona disposizione.

LEL. Disposto a soddisfarvi? Ha detto un monte d'improperi.

BEAT. Contro chi?

LEL. Ha detto che egli è il padrone, e che non vuole mandar via il servitore per contentar la cognata.

BEAT. Così ha detto?

COR. Eh sì, signora, ha tutta la stima, tutto il rispetto!

LEL. Ha detto che siete puntigliosa, ostinata.

BEAT. A me questo?

COR. Via, andatelo a pregare che non licenzi il suo servitore. (a Beatrice)

LEL. Ed ha avuto l'ardire di dirmi ch'io sono un pazzo.

BEAT. Figliuolo mio, siamo offesi, pensiamo a vendicarci.

LEL. Il signor dottore mi ha dato un buon consiglio.

BEAT. Parli il signor dottore. Che cosa ci consiglierebbe di fare?

DOTT. Io dico che quando tra le famiglie comincia a entrare il diavolo, non vi è mai più pace, onde l'unico rimedio è separarsi, e fare una divisione.

BEAT. Facciamola.

LEL. Io sono dispostissimo.

BEAT. Ma questa divisione non è una vendetta che basta. Voglio qualche cosa di più.

DOTT. Se poi ella vuol far girar la testa a suo cognato, il modo è facile.

BEAT. Come?

LEL. Questo è un uomo di garbo.

DOTT. Non vorrei che dicessero poi, che io sono stato l'autore del consiglio.

BEAT. Non vi è pericolo.

LEL. Avete a far con noi. Non dubitate.

DOTT. Il consiglio è di fargli render conto della sua amministrazione; e siccome egli è stato un uomo piuttosto generoso nello spendere, che ha fatto delle fabbriche inutili, e altre cose che non erano necessarie, lo faremo sudare.

LEL. Dice benissimo. Lo faremo sudare.

BEAT. La mia dote!...

DOTT. Vi s'intende. La dote, il frutto della dote, un rendimento di conti universale, uno spoglio di tutto: una lite terribile.

LEL. Per bacco, se n'accorgerà.

DOTT. Vi è la dote della contessina...

BEAT. A proposito. Vada a monte il contratto col marchesino Florindo.

LEL. Perché questo?

BEAT. Perché lo ha trattato il conte Ottavio.

COR. Sì signore, e Brighella ha detto che, quando vuole il suo padrone, basta; ch'egli è il capo di casa, e gli altri non contano per niente.

LEL. Bene, bene, lo vedremo.

BEAT. Io intendo per ora di vendicarmi così. Rosaura non sarà più del marchesino Florindo. Ripiglierò il trattato col marchese Riccardo. (parte)

LEL. Andiamo, signor dottore, a stendere il primo atto per la divisione. Non vedo l'ora d'esser padrone del mio. (parte col dottore)

 

 

 


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