Carlo Goldoni
I puntigli domestici

ATTO TERZO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

Sala oscura senza lumi, con varie porte.

 

Brighella, poi Corallina

 

BRIGH. Non ho possudo ancora sfogarme a me modo con quella desgraziada de Corallina. No gh'ho gnancora possudo parlar. Ma la troverò, ghe dirò le belle parolette turchine. Adess la sarà drio a despoiar la so padrona, da resto vorria farme sentir, e poderia darse che la vegnisse in sala, per véder se ghe fusse da tor su qualche spazzadura. Vôi provarme. Chi sa? Eh, ehm. Ehm. (si spurga)

COR. (Apre la porta di una camera)

BRIGH. I averze una porta; vôi retirarme, e osservar chi è.

COR. Parmi aver sentito Brighella. Zi, zi.

BRIGH. L'è Corallina... Ma sento zente a vegnir su dalla scala, chi diavol sarà? (si ritira)

COR. Zi, zi, Brighella. Non ci è più. Mi dispiace. Voleva sincerarlo. Ora che la padrona sta discorrendo coll'avvocato, e non sa niente ancora della figliuola, aveva comodo di parlargli e accomodarla. Se l'aggiusto con lui, l'aggiusterò anche col suo padrone. Noi, per quel che vedo, facciamo fare i padroni a nostro modo. Maledetto Arlecchino! Ha detto a Brighella che io voleva essere vendicata? Se mi capita colui fra le ugne, vuole star fresco. Sento gente. Dovrebbe esser Brighella.

 

 

 


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