Carlo Goldoni
Il padre di famiglia

ATTO PRIMO

SCENA SESTA

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SCENA SESTA

 

Trastullo e detto.

 

TRAST. Illustrissimo.

PANC. Zitto con questo illustrissimo, non mi state a lustrare, che non voglio.

TRAST. La mi perdoni, sono avvezzo a parlar così, e mi pare di mancare al mio debito, se non lo fo.

PANC. Avrete servito de' conti e de' marchesi, e per questo sarete assuefatto a lustrare. Ma io son mercante, e non voglio titoli.

TRAST. Ho servito delle persone titolate, ma ho servito ancora gente che sta a bottega, fra i quali un pizzicagnolo e un macellaro.

PANC. E a questi davate dell'illustrissimo?

TRAST. Sicuro; particolarmente le feste, sempre illustrissimo.

PANC. Oh, questa veramente è graziosa! Ed essi si bevevano il titolo senza difficoltà, eh?

TRAST. E come! Il pizzicagnolo particolarmente, dopo aver fatto addottorare un suo figlio, gli pareva di esser diventato un gran signore.

PANC. Se tanto si gonfiava il padre, figuratevi il figlio!

TRAST. L'illustrissimo signor dottore? Consideri! In casa si faceva il pane ordinario, ma per lui bianco e fresco ogni mattina. Per la famiglia si cucinava carne di manzo e qualche volta un capponcello: per lui v'era sempre un piccion grosso, una beccaccia o una quaglia. Quando egli parlava, il padre, la madre, i fratelli, tutti stavano ad ascoltarlo a bocca aperta. Quando volevano autenticar qualche fatto o sostener qualche ragione, dicevano: L'ha detto il dottore, il dottore l'ha detto, e tanto basta. Io sentiva dire dalla gente che l'illustrissimo signor dottore ne sapeva pochino, ma però ha speso bene i suoi denari, perché coll'occasione della laurea dottorale son diventati illustrissimi anco il padre e la madre, e se io stava con loro un poco più, diventava illustrissimo ancora io.

PANC. Io vado all'antica, e non mi curo di titoli superlativi. Mi basta aver de' danari in tasca; con i danari si mangia, e con i titoli tante e tante volte si digiuna. Ditemi un poco, avete voi parlato con mia moglie?

TRAST. Illustrissimo sì.

PANC. Innanzi pure con questo illustrissimo: v'ho detto che non lo voglio.

TRAST. Eppure la padrona se lo lascia dare, e non dice niente.

PANC. Se la padrona è matta, non sono matto io.

TRAST. Ma come devo dunque contenermi? Qual titolo le ho da dare?

PANC. Giacché il mondo in oggi si regola su' titoli, quello di signora è sufficientissimo.

TRAST. Signora si dice anco alla moglie d'un calzolaio; alla moglie d'un mercante bisogna darle qualche cosa di più.

PANC. Basta che la moglie d'un mercante abbia una buona tavola, e che possa comparir da sua pari. Orsù, cominciamo a metter le cose in pratica. Prendete, questo è un mezzo zecchino; andate a spendere, comprate un cappone con tre libbre di manzo, che farà buon brodo e servirà per voi altri. Prendete un pezzo di vitello da latte da fare arrosto e due libbre di frutti. In casa c'è del salame e del prosciutto. Pane e vino ce n'è per tutto l'anno. Le minestre le prendo all'ingrosso, onde regolatevi che non si passino i dieci paoli. Voglio che si mangi, non voglio che la famiglia patisca; ma non voglio che si butti via.

TRAST. Ella dice benissimo: anco a me piace molto l'economia, e specialmente dove vi è della famiglia. Ma se comanda, per vossignoria torrò un piccion grosso o quattro animelle...

PANC. Signor no, quel che mangio io, mangiano tutti. In tavola il padre non ha da mangiare meglio de' figliuoli, perché i figliuoli, vedendo il padre mangiar meglio di loro, gli hanno invidia, restano mortificati, e procurano in altro tempo i mezzi di soddisfar la loro gola.

TRAST. Vossignoria è molto esatto nelle buone regole del padre di famiglia.

PANC. Oh, se sapeste quanti debiti e quanti pesi ha un padre di famiglia, tremereste solo a pensarlo! (parte)

 

 

 


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