Carlo Goldoni
Il padre di famiglia

ATTO PRIMO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Pancrazio e Beatrice

 

PANC. Che diavolo fate voi! Sul suo viso dite al vostro figliuolo che egli studia anche troppo? È questa la buona maniera di rilevare i figliuoli? Mi maraviglio de' fatti vostri. Non avete punto di giudizio.

BEAT. Confesso il vero che ho detto male; non lo dirò più. Ma voi, compatitemi, siete troppo austero, non date mai loro una buona parola; li tenete in troppa soggezione.

PANC. Il padre non deve dar mai mai confidenza ai figliuoli; non dico che li debba trattar sempre con severità, ma li deve tener in timore. La troppa confidenza degenera in insolenza; e crescendo con l'età l'ardire e la petulanza, i figliuoli male allevati arrivano a segno di disprezzare e di maltrattare anco il padre.

BEAT. Mio figlio non è capace di queste cose. È un giovane d'indole buona, e non potrebbe far male, ancor se volesse.

PANC. Come! non potrebbe far male, ancor se volesse? Sentimento da donna ignorante. Felice quello che nasce di buon temperamento, ma più felice chi ha la sorte d'avere una buona educazione! Un albero nato in buon terreno, piantato in buona luna, prodotto da una perfetta semenza, se non si coltiva, se non gli si leva per tempo i cattivi rami, diventa salvatico, fa pessimi frutti, e resta un legno inutile e buono solo a bruciare. Così i figliuoli, per bene che nascano, per buon temperamento che abbiano, come non si rilevano bene, come non si danno loro de' buoni esempi, diventano pessimi, diventano gente inutile, gente trista, scorno delle famiglie e scandalo delle città. (parte)

 

 

 


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