Carlo Goldoni
Il padre di famiglia

ATTO SECONDO

SCENA QUINDICESIMA

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SCENA QUINDICESIMA

 

Beatrice, Florindo e detti.

 

PANC. (Siedono Beatrice e Florindo) Che novità è questa, signora Beatrice, di venire a tavola in guardinfante?

BEAT. Devo uscir subito che ho pranzato.

PANC. E dove si va? Si può sapere?

BEAT. Da mia comare.

PANC. Brava! Salutatela in mio nome.

OTT. (Mentre parlano, si tira giù un buon piatto di minestra)

LEL. (Vuol prendere della minestra)

PANC. Aspettate, signore, abbiate creanza. Non mettete le mani nel piatto avanti gli altri.

LEL. Ha fatto così anco il signor maestro.

PANC. Egli lo può fare, e voi no. (È vero, i maestri bisogna che sappiano insegnare ancora le buone creanze). (da sé) Signora Beatrice, prendete. ( la minestra a Beatrice)

BEAT. Tieni. (la a Florindo)

PANC. Quella l'ho data a voi.

BEAT. Ed io l'ho data a mio figlio.

PANC. Benissimo. Prendi, Lelio. ( la minestra a Lelio)

BEAT. Prima a lui, e poi a me. (a Pancrazio)

PANC. Io v'ho fatta la prima, com'era di dovere.

BEAT. Ed io l'ho data a Florindo; perché l'ha da avere prima Lelio?

PANC. Perché Lelio è il maggiore.

BEAT. Oh! oh! vi ha da essere la primogenitura anco nella minestra.

PANC. Ovvia, cominciamo? Voi sapete che vi ho più volte detto che a tavola non voglio grida. Prendete. ( a lei la minestra che voleva dare a Lelio)

LEL. Ed io l'ultimo di tutti?

PANC. Prendi questa. Tu non sei mai l'ultimo, quando vai avanti a tuo padre. L'ultimo sarò io. ( dell'altra minestra a Lelio)

OTT. Con sua licenza. Un'altra poca. (ne chiede dell'altra)

PANC. Tenete: resterò senza io. (gli il piatto più grande)

OTT. Obbligatissimo alle sue grazie.

PANC. Portate in tavola.

TRAST. (Porta il cappone lesso, levando il piatto della minestra. Pancrazio taglia il cappone, Ottavio subito si prende un'ala)

PANC. (Guardate! Ha presa un'ala! Che screanzato!) (da sé) Signor maestro, le piace l'ala?

OTT. Assai. Sempre l'ala.

PANC. Bravo! piace ancora a me.

LEL. Io, se vi contentate, prenderò la groppa. (la prende)

BEAT. Or ora non ve n'è più. (prende una coscia, e una ne a Florindo)

FLOR. (Non la voglio). (a Beatrice, )

BEAT. (Perché?)

FLOR. (Se non ho la groppa non mangio).

BEAT. Ehi, Lelio, datemi quella groppa.

LEL. Signora, mi perdoni, piace anche a me.

BEAT. Se piace a voi, voglio che la diate a me.

LEL. Se la vuole per lei, è padrona, ma se fosse mai per mio fratello, non credo ne vorrà privar me, per darla a lui.

BEAT. Egli non può mangiare, se non mangia la groppa.

LEL. E se non può mangiare, lasci stare.

BEAT. Impertinente! Sentite, signor maestro, queste belle risposte mi il signor Lelio.

PANC. V'ho detto più volte che a tavola non si grida, e chi grida, fuori di tavola.

BEAT. Sì sì, anderò via, anderò via.

PANC. A buon viaggio.

BEAT. Andiamo, Florindo. (s'alza)

PANC. Voi andate dove volete: ma egli ha da restar qua.

BEAT. Vieni, vieni, ti manderò a comprare una pollastra, e mangerai la groppa.

PANC. Se tu ti muovi, l'avrai a far meco. (a Florindo)

BEAT. Se lo toccate, povero voi. Mi farete fare delle bestialità. (Meglio è che io vada, per non precipitare. Lelio è causa di tutto, e Lelio me la pagherà). (da sé, e parte)

FLOR. Caro signor padre io non ne ho colpa.

PANC. Eh, eh! signore, la discorreremo.

 

 

 


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