Carlo Goldoni
L'amore artigiano

ATTO SECONDO

SCENA TERZA   Rosina e le tre Scolare, come sopra.

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SCENA TERZA

 

Rosina e le tre Scolare, come sopra.

 

ROS.

Fin che il ciel mi conserva

Gli occhi e le dita, di penar non temo.

Sì, lo voglio, lo voglio, e lo vedremo.

Vespina, vammi un poco

A porre un ferro immantinente al foco. (parla ad una Scolara)

Dica pure mio padre

Tutto quel che sa dire:

Nasca quel che sa nascere,

Io voglio il mio Giannino; e se dovessi

Vivere in povertà, sotto un bastone,

Dirò quello che dice la canzone:

 

Astu volesto?

Magna de questo.

Xestu contenta?

Basta cussì.

Tante l'ha fatta

Sta bella festa,

E l'ho volesta

Far anca mi.

 

(Ritorna la Scolara, ch'era partita, a parlare all'orecchio di Rosina)

Davvero? Il mio Giannino

Vuol venirmi a parlar?

Dov'è mio padre?

È partito? Ci ho gusto. (la Scolara risponde piano)

Digli che venga pur. Tu scalda il ferro,

Guarda che caldo sia quand'io lo bramo;

Ma di qua non tornar, se non ti chiamo. (parla alla Scolara)

Lisetta, dal merciaio

Vammi a comprar del refe e della seta.

Digli, per non mandare ogni momento,

Che ti dia di colori un sortimento. (la Scolara parte)

Tu va dalla Contessa:

Dille se domattina

Vuol ch'io vada a provarle il suo vestito,

Poiché poco vi manca a esser finito. (la Scolara parte)

A parlar con Giannino io mi consolo,

Ma parlare gli vo' da sola a solo.

 

 

 


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