Carlo Goldoni
Il padre di famiglia

ATTO TERZO

SCENA VENTIQUATTRESIMA

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SCENA VENTIQUATTRESIMA

 

Beatrice e detti.

 

BEAT. È qui mio figlio? È qui!

PANC. Signora sì: arrivate giusto in tempo di sentirlo dir bene di voi.

BEAT. Sei pentito? Mi vuoi chieder perdono?

FLOR. Che perdono? Di che vi ho da chieder perdono? Di quello che ho fatto per vostra cagione? Ora conosco il bene che mi avete voluto. Ora comprendo che sono precipitato per causa vostra: vado sopra una nave, non mi vedrete mai più. (via con gli uomini armati)

BEAT. Ah! sì, son rea, lo confesso; ma siccome il mio delitto è provenuto da amore, non credeva avesse a rimproverarmene il figlio stesso che ho troppo amato.

PANC. Ma, la va così. I figli medesimi sono i primi a rimproverare il padre e la madre, quando sono stati male educati.

BEAT. Se così mi tratta il mio figlio naturale; qual trattamento aspettar mi posso da Lelio, che mi è figliastro?

LEL. Lelio vi dice che, se avrete della discretezza per lui, egli avrà della stima e del rispetto per voi.

BEAT. E mio consorte che dice?

PANC. Il consorte dice che, se avrete giudizio, sarà meglio per voi.

BEAT. Ed io dico che, se in casa non vi è più mio figlio, non ci voglio più venir nemmen io.

PANC. A buon viaggio.

BEAT. La mia dote?

PANC. La sarà pronta.

BEAT. Anderò a viver co' miei parenti.

PANC. Così starete meglio voi e starò meglio ancor io.

BEAT. Basta, ne discorreremo.

PANC. Benissimo! Quando volete. Intanto per finire tutto con buona grazia, signor Geronio, potremmo fare un'altra cosa.

GER. Dite pure, voi siete padron di tutto.

PANC. Non avete detto che dareste una vostra figlia a mio figliuolo?

GER. Per me son contentissimo.

PANC. Lelio che cosa dice?

LEL. La stimerò mia fortuna.

PANC. E la signora Eleonora?

ELEON. Non posso desiderare maggior felicità.

BEAT. Ora in casa non ci starei un momento. Vado da mio fratello, e mandatemi la mia dote. (parte)

PANC. Sarete servita. Non poteva desiderar di meglio.

FIAMM. Ed io, meschina, che farò?

PANC. È giusto che ancora tu resti consolata. Trovati marito, ed io ti prometto la dote. Ecco tutto aggiustato. La bacchettona è condannata a far davvero quello che faceva per finzione. Florindo è andato a purgare in mare i falli che ha fatto in terra. L'innocenza di Lelio è ricompensata. La bontà della signora Eleonora è premiata. Fiammetta è risarcita de' suoi danni. Geronio è contento. Io son consolato, e mia moglie si è castigata da se medesima. Spero che il mondo, sciente di questo fatto, dirà che io non ho mancato al mio debito.

 

 

 


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