Carlo Goldoni
L'impresario di Smirne

ATTO PRIMO

SCENA NONA   Nibio e detti.

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SCENA NONA

 

Nibio e detti.

 

NIB. Riverente m'inchino alla signora Lucrezia. Servo del signor Conte.

LUCR. Quest'uomo chi è? Come mi conosce? (al Conte)

LAS. Questo è il signor Nibio, galantuomo provato e sperimentato, gran conoscitor di teatri, sensale famoso di virtuosi e di virtuose.

NIB. Tutta bontà del signor Conte.

LAS. Amico, se voi avete qualche occasione d'impiegare una virtuosa, vi assicuro che questa signora ha un merito infinito. Ha una voce portentosa, chiara e netta come un campanello d'argento. Sa la musica perfettamente; e quello ch'è più da stimarsi, non è mai raffreddata.

NIB. Questo è un buon capitale.

LUCR. (Il signor Conte, a quel ch'io vedo, mi corbella un poco).

NIB. Se il signor Conte l'ha sentita, io son sicuro della sua abilità, e non cerco altro.

LAS. È un portento, ve l'assicuro. E un'altra qualità ammirabile: non è di quelle che cerchino a incomodar gli amici. Le ho offerto il parrucchiere ed il calzolaio, ed ella per delicatezza li ha ricusati.

LUCR. (Ti venga la rovella, è un chiacchierone di primo rango).

LAS. Che sì, che il signor Nibio, sapendo ch'io ho della stima per questa virtuosa, è venuto ad offrirle qualche buona occasione?

NIB. Potrebbe anche darsi.

LUCR. Signore, badate a me, che sono una che, quando parlo, parlo di cuore; se farete qualche cosa per me, non sarò sconoscente. (a Nibio)

LAS. Oh sì, vi assicuro, è generosa qualche volta, a quel che ella dice, anche troppo.

LUCR. Ma non con tutti, signore, non con tutti. (al Conte)

LAS. Ho capito; ed io son lo stesso con tutte. Su via, signor Nibio, diteci quel che avete da dirci.

NIB. Per verità, ieri mi è capitato un incontro estraordinario, stupendo, e che può dirsi una vera fortuna. Ma non voglio che nessuno lo penetri. Lo confiderò solamente a lei, ed a questa signora. Ma silenzio, per amor del cielo, silenzio.

LAS. Oh, io non parlo.

LUCR. Son donna, son giovane, ma per la segretezza posso promettervi e assicurarvi.

LAS. Se ve lo dico, è una donna d'incanto.

NIB. Sappiate dunque, che un Turco, negoziante famosissimo delle Smirne, è venuto in Venezia con una sua nave, per le sue mercanzie. Alcuni amici suoi, non so se per ozio, o per qualche interesse, gli hanno fitto nel capo, che sarebbe un buonissimo affare se conducesse alle Smirne una compagnia di virtuosi e di virtuose, per fare un'opera in musica in quel paese. Gli hanno fatto osservare, che in quel porto vasto e mercantile vi è una quantità prodigiosa di Francesi, d'Inglesi, d'Italiani e Spagnuoli, che non vi è alcun pubblico divertimento, e che questa novità farebbe del merito ad un uomo di spirito come lui, e potrebbe far la fortuna di qualche suo dipendente, se egli non si degnasse di appropriarsi l'utile immenso, che produrrebbe una tale impresa. Il Turco, che è galantuomo, che non è avaro, e che è un po' capriccioso, aderì al consiglio, e si è messo nell'intrapresa; ma egli non ha alcuna conoscenza di questi affari. Gli amici suoi hanno promesso di assisterlo, ed io ho avuto l'incombenza di provvedere i musici e le virtuose. Credo certamente, che i primi che anderanno in quei paesi, porteranno via de' bauli pieni di zecchini, ed io, per il rispetto che ho per il signor Conte, vengo a far la prima proposizione a questa signora, per la quale ei professa della parzialità e della stima.

LUCR. (Ah, questo sarebbe per me il miglior negozio del mondo).

LAS. Caro signor Nibio, vi ringrazio infinitamente. Vedete, signora, se vale qualche cosa la mia amicizia?

LUCR. Avrò a voi tutta l'obbligazione. (Oh sì, di parole mi par generoso).

LAS. Sollecitate, signor Nibio; il tempo è pericoloso. Se avete l'autorità di far la scrittura, accordiamo il prezzo, e fatela immediatamente.

NIB. È vero che l'impresario, in grazia degli amici suoi, si fida di me; ma voglio ch'egli la senta, prima ch'io la fermi, acciò non dica un giorno, ch'io l'ho gabbato. Non ha conoscenza di musica, ma voglio che sia contento.

LAS. Bravo; così mi piace. Conducetelo qui. La signora Lucrezia canterà senza alcuna difficoltà, e stupirà il Turco sentendo quella bellissima aria:

Spiegando i suoi lamenti

Sen va la tortorella.

LUCR. (Or ora mi fa venire il moscherino davvero, davvero).

NIB. Vado a veder se lo trovo, e subito qui lo conduco.

LUCR. Se verrà, sarà ben ricevuto; ma mi dispiace che il cembalo è scordato. Signor Conte, favorisca almeno mandarmi un cembalaro ad accordare il mio cembalo.

LAS. Sì, sì, lo manderà il signor Nibio. Queste cose appartengono a lui. Egli è pratico; egli conosce... Mandate un cembalaro a madama. (a Nibio)

LUCR. (Spilorcio cacastecchi!)

NIB. Lo manderò immediatamente. Vado a cercare del Turco, e vado subito, perché la cosa è gelosa, e questo dovrebbe essere un buon negozio anche per me; spero imbarcarmi anch'io per direttore dell'opera, e fra l'onorario e gli incerti, se le cose van bene, spero ritornar ricco in Italia, e di poter far l'impresario. Chi ha preso il gusto del teatro una volta, non sa staccarsene finché vive, ed io, se alfin dei conti resterò senza niente, pazienza, non potrò finire che come avrò principiato. (parte)

 

 

 


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