Carlo Goldoni
L'impresario di Smirne

ATTO SECONDO

SCENA SECONDA   Maccario, Annina e detti.

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SCENA SECONDA

 

Maccario, Annina e detti.

 

MACC. Si può venire? (di dentro)

PASQUAL. Chi è questi?

TOGN. Non lo conoscete? Il signor Maccario, il poeta.

PASQUAL. E la donna?

TOGN. Siete cieco, o fingete di esserlo? Non conoscete Annina bolognese, detta la Mistocchina? Vengano, vengano; sono padroni. (verso la scena) Fingete di non conoscerla, per darmi ad intendere che non ci andate. (a Pasqualino, con un poco di sdegno)

PASQUAL. Ritorniamo da capo? (con sdegno)

TOGN. Prudenza quando c'è gente, e sopratutto non dite nulla del Turco.

MACC. Servo di lor signori.

ANN. Serva della signora Tognina.

TOGN. Padrona mia riverita.

ANN. Come sta?

TOGN. Per servirla.

ANN. Ella ha una ciera che consola.

TOGN. Ed ella, sta bene?

ANN. Bene, per grazia del cielo. Bene, a' suoi comandi.

TOGN. Via, non le dite niente? Siete ben poco civile. (a Pasqualino)

PASQUAL. Io l'ho già riverita. (a Tognina)

TOGN. (Eh, maschera, ti conosco). (a Pasqualino)

PASQUAL. (Io non so che cosa vi diciate). (a Tognina)

TOGN. Che cos'è? Siete venuto rosso? (a Pasqualino) Dica, signora Annina, è molto che non viene il signor Pasqualino da lei?

ANN. Oh, è un pezzo, la mia cara gioia. E poi che occorre che facciate con meco di queste scene? Se è cosa vostra il signor Pasqualino, ci venga, o non ci venga, per me è tutt'uno. Male azioni io non ne so fare.

TOGN. Ve ne avete avuto per male? (ad Annina)

ANN. Oh pensate; e poi non abbiate timore, che presto presto me ne anderò.

TOGN. A recitare?

ANN. Sì, può essere; così spero.

TOGN. Dove? Si può sapere?

ANN. Il dove non lo posso dire.

TOGN. Di che avete timore? A me lo potete confidare liberamente.

ANN. Ve lo direi volentieri, poiché, per dirvela, è una recita che mi fa onore, ma non posso ancora parlare.

TOGN. È qualche arcano?

MACC. Vi dirò io, signora. L'affare che si è intavolato, non è ancora concluso, e fin che non si veda la cosa ultimata, la signora Annina ha impegno positivo di non parlare.

TOGN. E voi siete il suo segretario.

MACC. Io non fo il segretario a nessuno, ma è mio proprio interesse, che di ciò non si parli, poiché in quest'affare devo essere ancor io impiegato, e se si penetra, qualcun altro mi potria scavalcare.

PASQUAL. Vogliono far libro nuovo?

MACC. O nuovo, o accomodato...

PASQUAL. O accomodato, o rovinato...

MACC. Mi maraviglio, signore. Voi non conoscete la mia abilità.

TOGN. Eh via, lasciamo andare. Signora Annina, ho giusto motivo di lamentarmi di lei.

ANN. Per qual ragione?

TOGN. Chi crede ella ch'io sia? Ciarliera non sono, e non lo sono mai stata. S'ella si confida, le giuro e le prometto, che anch'io le confido un segreto; può essere più interessante del suo.

ANN. Davvero? Non voglio nemmen parere di diffidarmi di lei. Lo dico, o non lo dico, signor Maccario?

MACC. Pe me sostengo ch'ella farebbe ben di tacere.

TOGN. Oh voi, signor Maccario, voi andate cercando il mal come i medici.

ANN. Orsù, venga qui, che la vuò soddisfare (sono anch'io curiosa di sapere il segreto suo), ma la prego di segretezza.

TOGN. Che serve? Le ho data la mia parola.

ANN. Sappiate, signora Tognina, che a Venezia è venuto un Turco, e che questo Turco vuol far una compagnia...

TOGN. Ah, lo sapete anche voi?

ANN. Che? Anche voi lo sapete?

TOGN. Se lo so? E come! Ditemi, potrei sapere da chi voi l'avete saputo?

ANN. Oh, non lo posso dire. E a voi, chi l'ha detto?

TOGN. A me? Il conte Lasca.

ANN. Fate dunque il conto, che il medesimo signor conte Lasca me l'ha detto in confidenza, e con segretezza.

PASQUAL. E meco ha fatto lo stesso.

ANN. Una bella azione ci ha fatto.

TOGN. Bel protettore!

MACC. Non mi pare, signore mie, che per questo abbiate motivo di lagnarvi di lui. Se il signor Conte ha fatto a voi due questa confidenza, può essere utile all'una e all'altra nel medesimo tempo. In un dramma vi vuole prima e seconda donna, onde tutte due potete essere egualmente impiegate.

PASQUAL. Non dice male il signor Maccario; la cosa può essere innocentissima.

TOGN. Bene; se la cosa è così, non dico niente. Io prima, e voi seconda, saremo tutte due contente.

ANN. Oh perdonatemi, la prima ho da esser io.

TOGN. Per qual ragione, signora? Stimo il vostro merito, ma nella professione ho qualche anno e qualche credito più di voi. Son tre anni ch'io recito da prima donna, e una principiante non verrà a soverchiarmi.

ANN. Principiante! Con chi credete voi di parlare? È vero che son giovine più di voi, e me ne vanto, ma una che canta all'improvviso, non si dice una principiante. Ho fatto finora da seconda per esercitarmi, per imparar l'azione, ma d'ora innanzi non voglio far che da prima.

PASQUAL. Ecco qui, per queste preminenze, per queste pretensioni, vi è sempre il diavolo nelle compagnie. Signore mie carissime, pensate ad aver delle recite, ed a guadagnar del denaro. Non siete ancora sicure di andare alle Smirne, e ciascheduna di voi pretende il posto di prima donna?

TOGN. Veramente il signor Pasqualino ha una gran premura per me. Mi consiglia egli, che per un vil guadagno vada a fare una trista figura?

PASQUAL. Io ho parlato a tutte due con eguale onestà e rispetto. Ma la signora Annina, che si vanta di essere giovinetta, e lo è in effetto, quando verremo al caso, spero vi renderà giustizia, e vi cederà il primo posto.

ANN. Oh, io non cedo a nessuno.

TOGN. Molto meno cederò io.

MACC. Aggiusterò io questa faccenda. Que' poeti che scrivono de' drammi per musica, o non sanno, o non vogliono prendersi un poco di pena. Io non faccio così. In casi simili so che si possono fare due parti eguali, e che le donne siano perfettamente contente. Quando andremo alle Smirne, farò io un libro apposta, nel quale le due donne avranno tanti versi, tante arie, e tanti movimenti eguali per ciascheduna, e se vi sarà la difficoltà, chi debba uscire la prima, le farò sortire tutte due in una volta.

 

 

 


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