Carlo Goldoni
L'impresario di Smirne

ATTO TERZO

SCENA SECONDA   Alė, poi Carluccio

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SCENA SECONDA

 

Alì, poi Carluccio

 

ALÌ (Segue a fumare, ed entrando Carluccio s'alza dal canapè)

CARL. Servitor suo. Mi hanno parlato di lei, e per il piacer di conoscerla, son venuto a riverirla.

ALÌ Star omo, o star donna? (a Carluccio)

CARL. Star uomo, padrone mio. (con un poco di caldo)

ALÌ (Si rimette a sedere sul canapè con qualche sprezzatura)

CARL. (S'egli siede, voglio sedere ancor io). (vuol mettersi a sedere sullo stesso canapè)

ALÌ Chi aver detto che tu seder? (gl'impedisce di sedersi)

CARL. Ho dunque da stare in piedi? (Manco mal che non c'è nessuno). Vedo, signore, che voi non mi conoscete. Io sono un virtuoso di musica, e posso vantarmi di essere uno de' più famosi, e forse il più famoso de' nostri giorni. E vengo ad esibirmi per la vostra impresa, non per necessità o per interesse, ma per curiosità di vedere le Smirne.

ALÌ Smirne non aver bisogno di tua persona. Se voler andar Turchia, io ti mandar Costantinopoli, serraglio de Gran Signore.

CARL. A che far nel serraglio?

ALÌ Custodir donne de Gran Sultan.

CARL. Chi credete ch'io sia?

ALÌ Non star eunuco?

CARL. Mi maraviglio di voi; non sono di questa razza villana. Sono un virtuoso di musica.

ALÌ Star musico? (con meraviglia)

CARL. Star musico. (con caricatura)

ALÌ Chi poder pensar, che Italia voler omo come tu, per cantar per donna? Turchia voler donna per donna.

CARL. Io sono un soprano. La mia voce è argentina, ma recito e canto nelle parti da uomo.

ALÌ Non star voce de omo. Io non star così bestia, a voler musico che cantar come gatto.

CARL. I musici miei pari si stimano, si onorano dappertutto, e sono rari al mondo. Domandatelo a Nibio. Egli ch'è il mezzano della vostra impresa, vi dirà s'io sono un virtuoso celebre ed eccellente. Ho fatto i primi teatri. Per tutto dove ho cantato, gl'impresari hanno fatto de' guadagni immensi. Uno de' miei passaggi, un mio trillo, una mia cadenza, una semplice mia volatina basta a fermare l'udienza. Non si è ancora sentito una voce come la mia, chiara, forte, sonora, unita, e senza difetti. Ho ventisette corde, e tutte uguali. So tutti gli artificii musicali, posseggo la comica, e recito da demonio, vesto di un ottimo gusto, correggo ed ammaestro quei che non sanno, e faccio, se occorre, da poeta e da maestro di musica.

ALÌ De tutte tue bravure non m'importar.

 

 

 


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