Carlo Goldoni
L'impresario di Smirne

ATTO TERZO

SCENA NONA   Lucrezia e detti.

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SCENA NONA

 

Lucrezia e detti.

 

LUCR. Serva umilissima del signor Alì. Perdoni l'ardire. Il signor conte Lasca mi ha detto, che ella è un signore così garbato, che ho preso animo di venirla a riverire. Il signor Nibio mi ha anch'egli detto, che hanno parlato di me, e che ella volea venirmi a favorire in mia casa. Non avrei mai permesso ch'ella si prendesse quest'incomodo, e sono venuta io stessa a riverirla, e conoscerla, e ringraziarla insieme dell'onore ch'ella vuol fare alla nostra musica, volendola portare di dal mare. Amo la mia professione, e venero e stimo quelle persone che possono e che cercano d'illustrarla.

TOGN. (Parla come un libro stampato). (ironicamente a Pasqualino)

ANN. (Che signora compita!) (da sé ironicamente)

PASQUAL. (Osservate come il Turco la guarda attentamente). (piano a Tognina)

ALÌ (Bella fisonomia! bel discorso!) Favorir di seder. (a Lucrezia, accennando il canapè)

LUCR. Se comanda così... (siede nel mezzo)

TOGN. Anch'io vuò seder. (siede presso Lucrezia, alla dritta, dove volea seder Alì)

ALÌ (Passa dall'altra parte, e vuol sedere, ma Annina gli prende il posto)

ANN. Io non vo' star in piedi. (siede)

ALÌ Donne! Donne! Aver rispetto per donne.

PASQUAL. Sedete qui, signore. (gli offre la sua sedia)

ALÌ No, no, star avvezzo Turchia sentar sofà, o cuscini. Star in piedi, e sopportar volentieri graziosa inciviltà di bellezza.

LUCR. Non è dovere, se il padrone sta in piedi, che facciasi con lui la conversazione sedendo. Queste signore, ch'io non ho l'onor di conoscere, saranno dame o cittadine di rango, onde per fare il mio dovere, m'alzerò io la prima. (Credo che siano dame come son io, ma conosco i Turchi, e voglio vincerlo di cortesia).

TOGN. (Fa da vomitare con queste sue affettazioni).

ANN. (Dica pur quel che vuole, io sto ben dove sono).

ALÌ Vostro nome? (a Lucrezia)

LUCR. Lucrezia per obbedirla.

ALÌ Star musica?

LUCR. Sì, signor, per servirla.

ALÌ Star profession medesima tutte queste persone.

LUCR. Umilissima serva di queste signore. (a Tognina e ad Annina) Riverente m'inchino. (a Pasqualino) Come! par che ognuno mi sdegni? Han ragione, signore; senza merito alcuno, sconosciuta, e povera di virtù come sono, non merito da persone di rango un trattamento migliore.

ALÌ (Questa par non aver catarro de voler far prima donna).

LUCR. Credo, signore, che a quest'ora il di lei ingegno felice avrà scelto i virtuosi più degni per la sua impresa. Io che sono, in materia di musica, del popolo inferiore, non potea meritarmi di essere preferita. È vero che ho sortita dalla natura una voce di cui non vi è la compagna, che sul teatro la mia statura e la mia presenza mi danno dell'avvantaggio; è vero che più maestri e più dilettanti hanno deciso in favore della maniera mia di cantare, che intendo il contrappunto, che canto all'improvviso, e per tutto dove ho recitato, dirò modestamente, mi han compatito; ma non posso mettermi in competenza con persone di sì alto merito, e sarebbe una fortuna per me, se per imparare il canto, fossi degna di recitare con esse loro.

TOGN. (Sentite, ci corbella). (piano ad Annina)

ANN. (Che cosa importa? Non le diamo il gusto di accorgerci della sua ironia). (piano a Tognina)

PASQUAL. (Veramente le Fiorentine per accortezza non la cedono a verun'altra nazione).

ALÌ (Molto me piacer sua modestia). Smirne voler venir? (a Lucrezia)

LUCR. Perché no? Se io ne fossi degna, ci verrei volentieri.

ALÌ Quanto voler per paga?

LUCR. Di questo parleremo poi. Favorisca dirmi prima in qual grado dovrei venire.

ALÌ Per musica venir.

LUCR. Per musica, capisco. Ma, vi domando perdono, se avete fermata qualch'altra virtuosa prima di me, bramo sapere qual parte mi sarà destinata.

ALÌ Tu meritar la prima; ma donne non trovar, che voler far seconda. Tu che parlar con mi tanto modesta, spero che seconda parte vorrà far tua persona.

LUCR. Caro signore Alì, ella mi onora in ogni maniera; e son contenta ch'ella abbia concepito di me una sì buona opinione. Per me non ho pretensioni, e non sono soggetta all'orgoglio; tutte le parti per me sono buone, e le stimo tutte egualmente. Spiacemi solo per il mio maestro. Ci va della sua stima, se si sa che io non recito da prima donna. Che direbbe la mia patria? Che direbbero i miei parenti, i miei amici ed i miei protettori? Tutti sarebbero sconcertati, offesi, incolleriti per questa mia compiacenza. La professione istessa, che pretende essere sostenuta, si dolerebbe di me. Queste signore medesime, che mi stanno ascoltando, e sorridono fra di loro, cosa direbbero di me, s'io condiscendessi ad una tale viltà? Gradisco la vostra offerta, ma vi parlo schietto: se avrò l'onore di servirvi, o prima donna, o niente. (fa una gran riverenza, e parte)

TOGN. Avete inteso il sermone? Avete ammirato la sua gran modestia? Eh, signore impresario, siamo tutte compagne. Ella ha inteso i miei sentimenti, all'onore di riverirla. (parte)

PASQUAL. Riverisco il signor Alì. Se ha bisogno di me...

ALÌ Andar, lasciar, maledetto, non mi seccar.

PASQUAL. (Parte)

ANN.restato incantato, stupito, come una statua, non ardisco parlargli). ... ... (verso Alì)

ALÌ Uh! (con esclamazione di collera)

ANN. (Mi fa paura. Vado via senza dirgli niente). (parte)

 

 

 


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