Carlo Goldoni
L'impresario di Smirne

ATTO TERZO

SCENA DECIMA   Alė, poi Nibio e Maccario

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SCENA DECIMA

 

Alì, poi Nibio e Maccario

 

ALÌ (Passeggia arrabbiato, senza parlare)

NIB. Signore, son qui venuto...

ALÌ Andar diavolo, tu ancor maledetto.

NIB. Che cosa avete con me?

ALÌ Tu aver messo mia testa far opera Smirne. Aver scritto, aver ordinato per teatro; amici aspettar opera Smirne; Alì galantuomo, star impegno, voler far, voler spender, voler tutto far ben, e non trovar donna che voler far seconda. (con sdegno)

NIB. Non è altro che questo? Non ci pensate; non vi mettete in pena. Non c'è altra abbondanza al mondo che di donne di teatro; ne troveremo da seconda, da terza, e da ultima parte.

MACC. Favorisca, signore, senta il consiglio di un uomo come son io; se trova delle difficoltà per le donne, faccia fare un libretto con una donna sola.

ALÌ Chi star tu? (a Maccario)

MACC. Star poeta, signor.

ALÌ Poeta che voler? (a Nibio)

NIB. Si lasci servire. Ho provveduto un poeta, perché in un'impresa è necessario. Farà de' libri nuovi sul gusto del paese, se ce ne sarà di bisogno, ed accomoderà i libri vecchi. Se il maestro di cappella vuol mettere in un'opera nuova un'aria vecchia, il signor Maccario ha il talento di mettere le parole sotto la musica, in modo che persona non se n'accorga.

MACC. Ditegli ancora, ch'io insegno le azioni ai musici, ch'io dirigo la scena, ch'io corro per i palchetti ad avvisar le donne, che assisto alle comparse, e che avviso col fischio quando si devon mutar le scene.

ALÌ Che imbroglio star questo? Niente capir.

 

 

 


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