Carlo Goldoni
L'impresario di Smirne

ATTO QUINTO

SCENA SECONDA   Carluccio, poi Maccario

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SCENA SECONDA

 

Carluccio, poi Maccario

 

CARL. Dove si sarà cacciato quell'animale di Nibio? Scommetto che egli è a far la corte a qualche virtuosa. Invece di venire da me... Invece di portarmi il primo quartale anticipato, come mi aveva promesso. Corpo di bacco! ho dovuto sortir di casa avanti giorno, per evitare la folla de' creditori.

MACC. (Maccario da viaggio con un cattivo pastrano) (Che cosa vuol dire questa stravaganza? Non si vede ancora nessuno? Son suonate le quindici, e non si vede... Oh, ecco qui il soprano).

CARL. Schiavo, signor Maccario.

MACC. Avete veduto l'impresario?

CARL. È fuor di casa quell'animale.

MACC. E Nibio?

CARL. Non è ancora comparso.

MACC. Mi pare che avrebbe dovuto trovarsi qui prima degli altri.

CARL. Il quartale ve l'ha dato?

MACC. Non mi ha dato un quattrino. M'alzai di buon'ora, andai da lui, e mi hanno detto che è uscito prima del giorno, ed io prima di partire ho bisogno di qualche denaro.

CARL. Avete qualche debito, non è vero, pover'uomo?

MACC. Sì, signore. Chi non ha debiti, non ha credito. I debiti non guastano il galantuomo.

CARL. (Così dico ancor io).

MACC. E prima di partire ho da comprar qualche libro, di cui posso avere bisogno.

CARL. E di quai libri volete voi provvedervi?

MACC. D'un Metastasio, d'un Apostolo Zeno, delle opere del Pariati, e d'una raccolta di drammi vecchi, e sopratutto d'un buon rimario. Alle Smirne voglio lavorar di buon cuore. Farò de' libri stupendi.

CARL. De' libri impasticciati.

MACC. Caro signor Carluccio, voi sapete chi sono. Con i miei pasticci, voi sapete ch'io servo al vostro bisogno. Voi non avete che due arie, cantate e ricantate e le mettete in tutte le opere nelle quali voi recitate, e sapete quante volte mi avete fatto cambiar le parole a queste due arie eterne. Mi ricordo ancora di quell'aria, che mi faceste cambiare per Genova. Non mi deste tempo a pensare, e per rimare cielo con ruscello, mi faceste lasciare un elle nella penna.

CARL. Oh, oh, di questi arbitrii voi altri poeti ve ne prendete quanti volete.

MACC. È vero che le licenze poetiche sono permesse.

CARL. Ecco la Bolognese. Che diavolo è quella gente che viene con lei?

MACC. La mamma, suo fratello ed il servitore con i cani.

 

 

 


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