Carlo Goldoni
Il vero amico

ATTO SECONDO

SCENA DICIANNOVESIMA

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SCENA DICIANNOVESIMA

 

Florindo e Lelio.

 

LEL. (Come! il padre non le può dare, o non le vuol dare la dote?) (da sé)

FLOR. (Ah! quanto avrei fatto meglio a partirmi). (da sé)

LEL. Amico, avete sentito?

FLOR. Ho sentito come mi avete mantenuto ben la parola.

LEL. Vi domando scusa; il dirlo alla signora Rosaura non riporta alcun pregiudizio. Ma Florindo carissimo, avete inteso? La signora Rosaura è senza dote.

FLOR. Per una fanciulla questa è una gran disgrazia.

LEL. Che cosa mi consigliereste di fare? Sposarla, o abbandonarla?

FLOR. Non so che dire: su due piedi non sono buono a dar questa sorta di consigli.

LEL. Oh bene. Io vado a parlare col di lei padre, e poi sarò da voi. Aspettatemi che partiremo insieme. Io voglio dipendere unicamente dal vostro consiglio. Se mi consiglierete sposarla, la sposerò; se lasciarla, la lascierò. L’amo, ma non vorrei rovinarmi. Pensateci, e se mi amate, disponetemi a far tutto quello che voi fareste, allorché foste nel caso mio. Amico, in voi unicamente confido. (parte)

 

 

 


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