Carlo Goldoni
Il vero amico

ATTO TERZO

SCENA DICIOTTESIMA

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SCENA DICIOTTESIMA

 

Colombina con candela accesa, la pone sul tavolino, e detti.

 

COL. Signor padrone? (ansante)

OTT. Che c’è?

COL. Una disgrazia.

OTT. Oimè! Che cosa è stato?

COL. Il vostro scrigno...

OTT. Io non ho scrigno.

COL. Non avete scrigno?

OTT. No, no; ti dico di no.

COL. Quando non avete scrigno, non dico altro.

OTT. (Povero me!) (da sé) Presto, dimmi, che cos’è stato?

COL. Trappola ha scoperto una finestrina in sala, sotto le tappezzerie, che corrisponde nella vostra camera.

OTT. Nella mia camera? Dove dormo?

COL. Signor sì, e con una scala è andato su, e con una corda si è calato giù.

OTT. Nella mia camera? Dove dormo?

COL. Sì, dove dormite. Ha aperto la porta per di dentro...

OTT. Della mia camera?

COL. Della vostra camera, ed ha strascinato fuori uno scrigno.

OTT. Oimè! il mio scrigno, il mio scrigno.

COL. Ma se voi non avete scrigno!

OTT. Povero me! Son morto. Dove è andato? Dove l’ha portato?

COL. L’ha aperto con dei ferri.

OTT. Povero scrigno! Povero scrigno! E poi? E poi?

COL. È arrivato il signor Lelio, e l’ha fermato.

OTT. Presto... Subito... Aiuto... Venite con me. (a Florindo) Ma no, non voglio nessuno. Lelio mi ruberà... Maledetto Trappola... Povero il mio scrigno... Povero il mio scrigno... Presto, aiuto... (nel partire spegne una candela)

 

 

 


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