Carlo Goldoni
La putta onorata

ATTO TERZO

SCENA VENTICINQUESIMA

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SCENA VENTICINQUESIMA

 

Altra camera del marchese Ottavio con lumi.

 

Il marchese Ottavio e la marchesa Beatrice, mascherata come sopra.

 

OTT. Via, la mia cara Bettina, siate buona, non siate così austera con me, che vi voglio tanto bene. Di che avete paura? Orsù, conosco la vostra modestia; mi è nota la vostra onoratezza. So che sdegnate di amoreggiare un ammogliato; e so che fin tanto che io non son libero, sperar non posso la vostra grazia. Non dubitate. Ve lo confido con segretezza. Mia moglie ha una certa imperfezione, per cui morirà quanto prima. (Convien lusingarla per questa strada). (da sé)

BEAT. (Si smaschera) Obbligatissima alle sue grazie. Uomo perfido, scellerato che siete! A questo eccesso vi trasporta una brutale passione? Desiderar la morte di vostra moglie, e forse ancor procurarla per non avere chi vi rimproveri d’un amor disonesto? Eccovi per la seconda volta scoperto, deluso e mortificato. Ma io questa volta ho rilevato l’indegno animo vostro. Voi aspirate alla mia morte, ed io prevalendomi di un tale avviso, ricorrerò per il divorzio; mi dovrete restituire la dote; mi dovrete dar gli alimenti, e lo sapranno i miei e vostri parenti; lo saprà tutta Venezia. Pensateci, che io ci ho pensato. (parte)

OTT. Ah, vedo che questo amore vuol essere la mia rovina. Mia moglie è indiavolata. Sarà meglio lasciare questa ragazza. Veramente io son un gran pazzo; far tanti stenti per una donna, in tempo che le donne son così a buon mercato. (parte)

 

 

 


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