Carlo Goldoni
La putta onorata

ATTO TERZO

SCENA VENTOTTESIMA

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SCENA VENTOTTESIMA

 

La marchesa Beatrice con lume, aprendo la porta e detti.

 

BEAT. Che c’è, Pasqualino? Cos’avete?

PASQUAL. In camera ghe xe zente.

BEAT. E per questo?

PASQUAL. M’ha parso una dona.

BEAT. E bene?

PASQUAL. Mo chi xela?

BEAT. Guardatela.

PASQUAL. Ti ti xe, anema mia! (si getta ai piedi di Bettina)

BEAT. (Or ora muoiono tutti due dalla consolazione). (da sé)

PASQUAL. Mo perché no parlar?

BETT. Perché son una puta onorata.

BEAT. Veramente ora conosco che siete tale. Non avrei mai creduto che in una giovane e sposa, come voi siete, si desse tanto contegno.

PASQUAL. Come seu qua? Come via de casa?

BEAT. A suo tempo saprete tutto. Su via, premiate la sua onestà. Datele la mano di sposo.

PASQUAL. Son qua, viscere mie, se ti me vol.

BETT. Senza dota, come faremio? Sior Pantalon no me darà i dusento ducati.

PASQUAL. Sior Pantalon? Velo qua.

 

 

 


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