Carlo Goldoni
Il viaggiatore ridicolo

ATTO PRIMO

SCENA SESTA   Donna Emilia, poi Livietta, indi il Cavalier Gandolfo

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SCENA SESTA

 

Donna Emilia, poi Livietta, indi il Cavalier Gandolfo

 

EMIL.

S'egli mi amasse ancora

Come un tempo mi amò, doveva subito

Venir, qual si conviene...

LIV.

Il cavalier Gandolfo ecco che viene. (a donna Emilia)

CAV.

Madama, riverente. (a donna Emilia)

EMIL.

Cavalier, ben venuto.

CAV.

All'una e all'altra il mio dover tributo.

Permettete, madama... (donna Emilia gli offre la mano)

È ceremonia antica

Il bacio della mano:

Facciamo il complimento oltramontano.

EMIL.

No, Cavalier, codesto (ritirandosi)

Non è lecito ancor.

CAV.

Io, che ho viaggiato,

A vivere ho imparato,

E spero in men d'un mese

Il costume cambiar del mio paese.

Questa dama chi è?

LIV.

Oh, questa è bella! (ridendo)

EMIL.

(Vuò provar la sua fede). Ella è sorella

D'un cavalier mio amico.

LIV.

Vostra serva, signor.

CAV.

Troppa bontà. (vuol baciarle la mano)

LIV.

Di sì grande finezza

Degna non ne son io.

CAV.

Permettete ch'io faccia il dover mio. (le bacia la mano, e donna Emilia freme)

È ospite la dama?

EMIL.

È qualche tempo

Che la casa da lei viene onorata.

CAV.

Fanciulla, o maritata?

LIV.

Sono ancora zitella.

CAV.

Non perdete così l'età più bella. (a Livietta)

Ha nessun che la serva?

EMIL.

Signor no.

CAV.

Finché state con noi, vi servirò. (a Livietta)

LIV.

(E non sa che son io la cameriera!) (da sé)

EMIL.

Signor, dopo due anni,

A un'amante, a una sposa,

Trattamento miglior far non sapete?

CAV.

Ma di che vi dolete?

Se mi offerisco di servir la dama,

Non manco alla mia sposa:

Non è amare e servir la stessa cosa.

EMIL.

Questo sistema nuovo

Dove avete imparato?

CAV.

Dappertutto, madama, or che ho viaggiato.

LIV.

Certo, signor, si vede

Che avete fatto del profitto assai.

CAV.

Un altr'uomo, un altr'uomo io diventai. (pavoneggiandosi)

EMIL.

Se tornaste un altr'uomo, avrete in petto

Adunque un altro cor forse men fido.

CAV.

Un corsaro son io che torna al lido.

EMIL.

Non capisco, signor.

CAV.

Ditemi un poco,

Ma con sincerità:

Da che io manco di qua, quanti amoretti

Vi volano d'intorno al vago ciglio? (a donna Emilia)

EMIL.

Di voi mi maraviglio;

Fui costante mai sempre al primo affetto.

Voi mi fate arrossire a mio dispetto.

EMIL.

Perché?

LIV.

Non intendete?

Il Cavalier, viaggiando

Con allegria di core,

Il corsaro finor fece in amore.

CAV.

Bravissima! A Parigi

Voi sareste adorata.

EMIL.

Signor, s'ella più grata

Vi par di quel ch'io sono,

Servitevi con lei.

CAV.

Chiedo perdono.

Non s'usano a Parigi

Questi tra sposi e amanti aspri litigi.

EMIL.

Tollerar più non posso.

Un signorcompito e sì galante:

Alla serva di casa fa l'amante.

CAV.

Voi serva?

LIV.

signore.

CAV.

Non siete dama?

LIV.

Oibò!

CAV.

Che diceste finor?

EMIL.

Vel spiegherò.

Quella cui di servir voi destinaste,

È la mia cameriera.

CAV.

Sposa, voi mi burlate!

EMIL.

A amoreggiar la cameriera andate.

CAV.

Quale sdegno è cotesto?

Sospetto e gelosia

Chiamasi in Inghilterra una pazzia.

Divertitevi, cara, un poco più,

Finché dura bellezza e gioventù.

 

Quel labbro vermiglio,

Quel ciglio vivace,

D'amore la face

Accende nel sen.

Godete, sposina,

Allegri, madama;

Lo sposo che v'ama

Vi parla così.

Voi siete bellina,

V'ammiro, vi lodo;

Via, fate a mio modo,

Via, dite di sì. (parte)

 

 

 


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