Carlo Goldoni
Il viaggiatore ridicolo

ATTO PRIMO

SCENA TREDICESIMA   Detto, Donna Emilia, Don Fabrizio, la Marchesa, poi il Cavaliere

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SCENA TREDICESIMA

 

Detto, Donna Emilia, Don Fabrizio, la Marchesa, poi il Cavaliere

 

EMIL.

(Ecco il Conte, che meco fa l'irato). (da sé)

 

FABR.

Figlia, questa è la dama

Di cui vi ho già parlato,

Da cui l'albergo mio viene onorato.

 

EMIL.

Alla dama gentil, che ben mi è nota,

Offro l'ossequio mio.

 

MAR.

Serva divota. (affettatamente)

 

CON.

Io pur, che in questa casa

Per favor del padron sono venuto,

Della mia servitù v'offro il tributo.

 

MAR.

Signor, serva obbligata. (come sopra)

 

FABR.

Favorisca, s'accomodi, (siedono tutti)

Si serva come fosse

Nella sua propria casa;

Glielo dico di cor.

 

MAR.

Son persuasa. (come sopra)

 

EMIL.

Tutto quel che le occorre

Domandi pur con libertade amplissima,

Che servita sarà.

 

MAR.

Serva umilissima.

 

CON.

Una casa simil a' giorni miei

Non ho veduta più.

 

MAR.

Lo credo a lei.

 

FABR.

Vien di lontan?

 

MAR.

Lontano.

 

EMIL.

Ha patito nel viaggio?

 

MAR.

Certamente.

 

CON.

Vorrebbe riposar?

 

MAR.

Probabilmente.

 

CAV.

Bella conversazione! (siede)

Dite, signora mia, donde venite? (alla Marchesa)

 

MAR.

D'Inghilterra, signore.

 

CAV.

Ah! che ne dite?

Vi sono in Londra dei costumi strani?

Eh, non san niente i poveri Italiani.

 

MAR.

La serietà è curiosa.

 

CAV.

E quel disprezzo

Che hanno di tutto il mondo?

 

MAR.

E quel pretendere

Una donna obbligar sol collo spendere?

 

FABR.

Il danaro, per altro...

 

CAV.

Vi prego perdonare:

Chi viaggiato non ha, non può parlare. (a don Fabrizio)

Siete stata a Parigi? (alla Marchesa)

 

MAR.

Oh sì, signore.

 

CAV.

Fatemi voi giustizia:

Chi ha veduto e gustato

Le delizie francesi,

Come mai può soffrir questi paesi?

 

EMIL.

Voi sprezzate così?...

 

CAV.

No, vi prego umilmente: (a donna Emilia)

Chi viaggiato non ha, non può dir niente.

 

EMIL.

È ver, non ho viaggiato;

Ma persuasa son non vi sia loco

Dove l'usanza insegni

Le figlie oneste a rispettar sì poco.

 

FABR.

Ha ragione mia figlia. (s'alza)

 

CON.

E dice bene. (s'alza)

 

CAV.

Chi viaggiato non ha, soffrir conviene. (s'alza)

 

 

FABR.

Compatisca, mio signore, (al Cavaliere)

Necessaria è al viaggiatore

Un po' più di civiltà.

 

CAV.

In Olanda siete stata? (alla Marchesa)

 

MAR.

signor, l'ho praticata.

 

CAV.

Che vi par di quel paese?

 

MAR.

Una gran docilità.

 

EMIL.

Ma , favorisca, (alla Marchesa)

Dell'ardir mi compatisca:

Un po' più di proprietà.

 

MAR.

In Germania siete stato? (al Cavaliere)

 

CAV.

signora, ci ho passato.

 

MAR.

Che trovaste? che vedeste?

 

CAV.

Dei soldati in quantità.

 

MAR.

} a due

Bel diletto, bel piacere

È il viaggiar di qua e di !

CAV.

CON.

E a me voi non abbadate? (al Cavaliere e alla Marchesa)

 

CAV.

Di Versaglies raccontate. (alla Marchesa)

 

FABR.

} a due

Fra di voi ve la godete.

EMIL.

MAR.

Vienna d'Austria descrivete. (al Cavaliere)

 

MAR.

} a due

Vi dirò... venite qua.

CAV.

 

(Il Cavaliere prende per mano don Fabrizio, e la Marchesa donna Emilia)

 

FABR.

Non vuò sentire. (in collera)

 

CAV.

Vi voglio dire...

 

MAR.

Vi vuò narrare...

 

EMIL.

Non vuò ascoltare.

 

MAR.

Vienna è un paese

Ricco e fecondo.

 

CAV.

Francia è il giardino

Di tutto il mondo.

 

FABR.

} a tre

Vi rispondiamo,

Non ci pensiamo;

Vi dispensiamo

Dal faticar.

EMIL.

CON.

MAR.

} a due

Vi vuò narrar.

CAV.

FABR.

} a tre

Non vuò sentir.

EMIL.

CON.

MAR.

} a due

Vi voglio dir.

CAV.

FABR.

} a tre

I viaggiatori

Son seccatori.

No, che con loro

Non si può star.

EMIL.

CON.

MAR.

} a due

Di Francia e Spagna,

Dell'Alemagna,

Dell'Inghilterra,

Voglio parlar.

CAV.

FABR.

} a tre

I viaggiatori

Son seccatori.

EMIL.

CON.

a cinque

No, non ci state

Più a tormentar. (partono)

 


 

 

 


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