Carlo Goldoni
Il viaggiatore ridicolo

ATTO SECONDO

SCENA SECONDA   Camera nell'appartamento del Cavaliere.   Il Conte e Donna Emilia

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SCENA SECONDA

 

Camera nell'appartamento del Cavaliere.

 

Il Conte e Donna Emilia

 

CON.

Vi domando perdono,

Se ritornato a incomodarvi io sono.

EMIL.

Fa grazia il signor Conte.

(Bella caricatura!)

CON.

Che vuol dire, madama?

Siete sola così senz'un amante

Che vi serva e vi onori?

EMIL.

Io non merto, signor, questi favori.

CON.

Anzi voi meritate,

Senza far torto al merto delle belle,

D'esser sempre adorata

Da chi conosce il buon.

EMIL.

Bene obbligata.

CON.

S'io fossi il Cavaliere,

Saprei far, come deesi, il mio dovere;

Ma i viaggiatori sono tutti quanti,

Come nel piè, così in amor vaganti.

EMIL.

A me che cosa importa?

Posso dir francamente

Che libera ancor sono,

Che d'ogni cor posso accettar il dono.

CON.

Se diceste davvero,

Volentieri il mio cor vi donerei.

EMIL.

Il mio core, signor, non è per lei.

CON.

Scherzate, o pur volete

Che a disperarmi io vada?

EMIL.

Ve ne volete andar? quella è la strada.

CON.

Ah crudel! (in atto di partire)

EMIL.

Dove andate?

CON.

A morir.

EMIL.

A morir? Eh via, restate.

CON.

Mi vorrete voi ben?

EMIL.

Potrebbe darsi.

CON.

Cara, sì, lo conosco:

Vi prendeste di me spasso e sollazzo.

Sì, mi volete ben.

EMIL.

(Oh che bel pazzo!) (da sé)

E chi è che vi vuol ben?

CON.

Voi; già lo so.

EMIL.

Ho paura di no.

CON.

Ma perché mai?

EMIL.

Perché ancora nessuno io non amai.

CON.

Me l'avete pur detto,

Che mi volete ben.

EMIL.

L'ho detto, è vero,

Ma la donna talor cangia pensiero.

CON.

Bella lezion per noi!

Cangiarvi ognor così,

Ora il no pronunziando, ed ora il sì.

Conte, Conte, impazzisci?

Ritorna in te. Rifletti

Che d'oggidì l'usanza

In donna corteggiata è l'incostanza.

 

Non son sì stolido,

Giacché non trovasi

Fede in amore,

A conservare

La fedeltà.

Ora con questa,

Ora con quella,

Sia brutta o bella,

Voglio trattare

Con libertà. (parte)

 

 

 


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