Carlo Goldoni
Il viaggiatore ridicolo

ATTO TERZO

SCENA TERZA   Giacinto e Livietta

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SCENA TERZA

 

Giacinto e Livietta

 

GIAC.

Hai veduto, Livietta?

LIV.

Sì, ho veduto.

GIAC.

Quelli si son sposati:

Per quattro o cinque saran beati.

LIV.

Niente di più?

GIAC.

Si dice

Che arrivan presto al matrimonio i guai.

LIV.

A chi ha giudizio, non arrivan mai.

GIAC.

Ma pure il maritarsi

Mi dicono che sia

Un sproposito vero, una pazzia.

LIV.

Dunque il signor Giacinto

Non si vuol maritar?

GIAC.

Credo di no.

LIV.

Possibile?

GIAC.

Sicuro.

LIV.

Eh via.

GIAC.

No certo.

LIV.

E se io mi esibissi

Dargli la destra mia?

GIAC.

Prova, e vedrai.

LIV.

Eccola.

GIAC.

Cosa fai?

LIV.

Col più sincero affetto

T'esibisco la destra.

GIAC.

Ed io l'accetto.

 

Ah, furbetta, maliziosa,

Mi vorresti corbellar.

No, la man non ti vuò dar.

Sì, mia cara, a te la dono;

Tu sei mia, di te già sono.

Maritarsi è uno sproposito,

Ma lo fa chi lo può far. (parte)

 

 

 


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