Carlo Goldoni
Le virtuose ridicole

ATTO PRIMO

SCENA QUARTA   Camera.   Melibea con un libro, poi Gazzetta

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SCENA QUARTA

 

Camera.

 

Melibea con un libro, poi Gazzetta

 

MEL.

Oh! che amor sfortunato!

Oh che caso funesto e doloroso!

Fra le istorie più belle

Quest'avrà il primo luogo:

Questa che in versi accenna

L'amor per cui morì Paris e Vienna.

GAZZ.

Melibea, mia diletta.

MEL.

Mio grazioso Gazzetta.

GAZZ.

V'è passata la bile?

MEL.

Se mi amate,

Voi non avete a contradirmi. Io sono

Una donna che mai non parla invano,

Che parla ognor coll'istoria alla mano.

GAZZ.

Che leggete di bello?

MEL.

Oh se sapeste

Che dolor, che tormento,

Sol per cagion di questo libro io sento!

GAZZ.

Per cagion di quel libro?

MEL.

Sì: qualora

Leggo di un fido amante

Qualche trista avventura,

Mi sento intenerir, piango a drittura.

GAZZ.

Dunque siete di cor tenero assai.

MEL.

Così non fossi.

GAZZ.

E se v'intenerite...

MEL.

(Oh Vienna sfortunata!)

GAZZ.

E se v'intenerite per i morti...

MEL.

(Non ti privar di vita).

GAZZ.

Sarete anco pei vivi intenerita.

MEL.

(Ferma il braccio, crudele).

GAZZ.

Cos'è stato?

MEL.

È morta Vienna, ed è Paris svenato.

GAZZ.

Eh, che favole son: sono romanzi.

MEL.

Che romanzi? che favole? Ignorante!

Questa è un'istoria vera

Scritta da man sincera;

E tanto più la verità si stima,

Quant'ella è scritta coll'ottava rima.

GAZZ.

Io dico...

MEL.

Olà, tacete:

Vi scaccerò se mi contradirete.

GAZZ.

Eh, non vi contradico.

È vero, anch'io lo dico:

La storia è scritta da sincera penna.

Sono due grandi eroi Paris e Vienna.

MEL.

Poveri sfortunati!

Erano innamorati,

Son di casa fuggiti, e mentre l'uno

L'altra al fonte aspettava,

Ecco viene una fiera...

E così quella fiera...

Ammazza uno di loro, e l'altro poi...

Lascia le spoglie sue...

Basta, alfin sono morti tutti due.

GAZZ.

Me ne dispiace assai.

MEL.

Non ho sentito mai

Una storia più bella a' giorni miei.

Sentite il lor lamento;

E se il core nel sen di carne avete,

Ascoltate il suo pianto, e poi piangete.

 

«Vienna bella, Vienna cara

Paris dice, il poverino:

«Vienna cara, Vienna bella

E la guarda un pocolino:

«Vienna mia»...; e poi sospira:

«Vienna mia»...: e poi delira;

Batte i piedi, e batte il petto;

Chiama il , e trà un cospetto;

E poi piange... E voi ridete?

Via piangete, Gazzetta, con me;

Ah, da ridere il caso non è. (parte)

 

 

 


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