Carlo Goldoni
L'amore artigiano

ATTO TERZO

SCENA NONA   Fabrizio e detti.

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SCENA NONA

 

Fabrizio e detti.

 

FABR.

Mia signora.

COST.

Vedi tu questa giovane?

FABR.

La vedo.

(Che ritorni a scacciarmi or or prevedo). (da sé)

COST.

Ti spiaceria vederla

Ad un altro sposata?

FABR.

In verità,

Sull'onor mio vel dico,

Dell'amor suo non me n'importa un fico.

ROS.

E a me, candidamente,

Sull'onor mio, non me n'importa niente.

COST.

Dunque, se amanti siete,

Perché non vi sposate? (a Rosina e Giannino)

ROS.

Perché ancora

Mi manca il mio bisogno.

COST.

E che vorreste?

ROS.

Almeno cento scudi,

Per far qualche cosetta da par mio.

COST.

Se vi date la man, ve li do io.

ROS.

Davvero?

GIAN.

Oh, il ciel volesse!

COST.

Eccoli, a caso (tira fuori una borsa)

Me li ritrovo in tasca.

Preparati li avea per la pigione.

(Altri sei mesi aspetterà il padrone). (da sé)

Sposatevi, e son vostri.

ROS.

Tu, che dici? (a Giannino)

GIAN.

Non ci ho difficoltà.

ROS.

Facciamola?

GIAN.

Son qui.

ROS.

Cosa sarà?

COST.

Porgetevi la mano,

Facciasi il matrimonio:

Fabrizio servirà per testimonio.

GIAN.

La mano. (chiedendo la destra a Rosina)

ROS.

Ecco la man.

GIAN.

Sposa.

ROS.

Marito.

COST.

(Ora il sospetto mio sarà finito). (da sé)

Eccovi i cento scudi. ( la borsa a Rosina)

Vieni, Fabrizio. Andiamo.

Caro, or ora saprai quanto ti amo. (parte)

FABR.

Buon pro vi faccia.

Vo' sperar fra poco

Far anch'io la partita a questo gioco. (parte)

 

 

 


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