Carlo Goldoni
L'adulatore

ATTO PRIMO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Donna Luigia e dette.

 

LUIG. Che si fa qui?

ISAB. Guardi, signora madre, come sto bene con questa scuffia.

LUIG. Chi ve l’ha fatta?

ISAB. Colombina.

COL. Sì, signora, io l’ho fatta; non istà bene?

LUIG. Per lei è troppo grande. Lascia vedere, me la voglio provare io.

COL. L’ho da levar di testa alla signorina?

LUIG. Gran cosa! Signora sì.

ISAB. No, cara signora madre.

LUIG. Sì, cara signora figlia. Animo, la voglio vedere.

COL. Via, bisogna obbedire.

ISAB. Ho tanta rabbia!

LUIG. Via, signorina, vi fate pregare?

ISAB. (La straccierei in mille pezzi). (da sé)

COL. Lasciate fare a me. (leva la scuffia ad Isabella) Eccola, Eccellenza. (Di tutto s’innamora, ha invidia di tutto). (da sé)

ISAB. (Quando sarò maritata, non mi caverà la scuffia). (da sé)

LUIG. (Osserva la scuffia che ha in mano)

ISAB. Signora madre, la mia scuffia.

LUIG. Andate via.

ISAB. Ho da andar senza scuffia?

LUIG. Colombina, dammi una scuffia da notte.

COL. La servo. (va a prenderla in camera)

ISAB. (Se non fosse mia madre, gliela strapperei di mano). (da sé)

COL. Eccola. ( la scuffia da notte a donna Luigia)

LUIG. Tenete, mettetevi questa. (la ad Isabella)

ISAB. Una scuffia da notte?

LUIG. Questa è bella e buona per voi.

ISAB. Per me? Grazie. (la getta, e parte)

 

 

 


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