Carlo Goldoni
L'amore paterno

ATTO SECONDO

SCENA SESTA   Celio, poi Camilla e Silvio

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SCENA SESTA

 

Celio, poi Camilla e Silvio

 

CEL. Io non avrei difficoltà di sposare Clarice, poiché il suo talento lo merita, e la sua condizione non mi disconviene, ma non sono sì pazzo di volermi mettere una catena al piede.

CAM. Si accomodi qui, signor Silvio, che or ora verrà la signora Angelica.

SILV. A suo comodo. Non si disturbi per me.

CEL. Amico, vi son servitore.

SILV. (Lo saluta senza parlare)

CEL. Come state? Come va la vostra salute?

SILV. Sto bene. (con dispetto)

CEL. V'inquietate, perché vi domando se state bene di salute?

SILV. Tutto il mondo mi fa la stessa domanda. A me non pare di avere una ciera da ammalato.

CEL. È un complimento che si suol fare.

SILV. È un complimento eterno, che mi secca infinitamente.

CEL. Siete bene particolare.

CAM. Per una parte il signor Silvio non ha gran torto. Ci sono nella vita civile alcune cerimonie usuali, che sono inutili affatto; ma ecco qui la signora Clarice.

CEL. (Sono ben contento di rivederla).

SILV. (E Angelica ancor non viene).

 

 

 


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