Carlo Goldoni
L'amore paterno

ATTO TERZO

SCENA QUARTA   Pantalone, Clarice, Angelica, Celio, Silvio, Florindo, Petronio e Camilla

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SCENA QUARTA

 

Pantalone, Clarice, Angelica, Celio, Silvio, Florindo, Petronio e Camilla

 

PANT. Vegnì vegni, fie mie. (a Clarice ed Angelica) No ghbisogno de altri discorsi. Avemo sentio tanto che basta.

CAM. Ah signor Pantalone! Arlecchino ha fissato il chiodo. Non vi è rimedio.

PANT. Savemo tutto. Compatì se la passion m'ha fatto commetter un'azion un poco troppo avanzada. Ho ascoltà, ho sentìo. Mi son persuaso, le mie putte xe persuase, e bisogna andar.

CAM. Caro signor Pantalone, io non vi dirò mai che andiate. Soffrirò tutto per voi e per le vostre care figliuole, ma è cosa certa, che ogni momento che qui restate, mi costa un tormento, uno spasimo, un batticuore.

PANT. No ve indubitè, fia mia. Doman ve svoderemo la casa.

CEL. E sarà possibile, signora Camilla, che vogliate perdere tutto ad un tratto il merito della vostra virtù, e che abbandoniate queste povere sfortunate?

CAM. (È grazioso questo signore!)

SILV. Coronate l'opera, e non dubitate. (a Camilla)

CAM. (Anche questi colla sua flemma è particolare).

FLOR. Non perdete di vista la fama, l'eroismo, la gloria. (a Camilla) Aiutatemi, signor Petronio, aiutatemi a persuaderla. (a Petronio)

PETR. Volete voi il mio consiglio? (a Camilla)

CAM. Non ho bisogno di altri consigli. Ditemi un poco, signori miei, voi altri che mi parlate in favore di questa famiglia, che avete compassione di queste povere signorine, non impiegherete per loro che parole inutili, che consigli vani? Se sentite pietà di loro, perché non cercate voi stessi di sovvenirle? Non hanno forse bastante merito per persuadervi? Ecco la via di soccorrerle, e di render loro giustizia. Chi ha dell'amore per esse, le può sposare. Chi ha della stima soltanto, può dar loro il modo di essere collocate. Voi lo potete fare, e dovete farlo. Questa è la vera pietà, questo è il vero eroismo, la vera gloria, e non il raccomandarle ad una povera donna, che ha fatto quanto ha potuto, col sagrifizio del proprio cuore e della propria tranquillità.

PANT. Oh cara, oh vita mia, oh come che la parla pulito! La par tutta mia fia. Par che l'abbia imparà da mia fia.

CEL. (Lo scongiuro è forte. L'impegno è grande. Amo Clarice. Ma oh cieli! che mi consiglia il mio cuore?)

CLAR. (Siamo obbligate al buon amor di Camilla, ma noi non saremo meritevoli di tal fortuna).

ANGEL. (Siamo nate infelici, e siam costrette a soffrire).

FLOR. Camilla mi ha parlato al cuore. Camilla mi ha intenerito. Queste giovani mi muovono a compassione. Vorrei... convien risolvere... ma convien pensare... Che cosa direbbe il signor Petronio?

PETR. Per me direi... sa signor, si potrebbe... Quando mai... per esempio...

PANT. Per esempio, delle chiaccole senza sugo.

FLOR. Orsù, la gloria mi consiglia, la pietà m'inspira. Sarò io il primo ad insegnare altrui la via della compassione. Signora Angelica, io vi offerisco la mano.

SILV. Fermatevi. Voi siete mosso a sposarla dalla gloria e dalla pietà, io dal merito e dalla stima. Decida la signora Angelica a chi vuol conceder la mano.

ANGEL. Io non ardirò di rispondere, senza l'autorità di mio padre.

PANT. Fia mia, no so cossa dir. Desidero che ti sii contenta, ma considera che ti è la segonda, e me dolerave assae de véder a far un torto alla prima.

FLOR. Per me è tutt'uno. Sposerò la prima, se vi contentate.

CEL. Piano, signore. Io amo la signora Clarice. Esitai lungo tempo, ma non ho cuore di vederla sagrificata ad un Imeneo senza amore. S'ella è di me contenta, ho risolto e le offerisco la destra.

CLAR. Che dite voi, signor padre?

PANT. Estu contenta, fia mia?

CLAR. Contentissima.

PANT. E mi, più che contento. (Clarice e Celio si danno la mano)

FLOR. Decida dunque la signora Angelica.

ANGEL. Giacché mio padre l'accorda, accetterò la mano del signor Silvio.

SILV. Una tal preferenza mi onora. (si danno la mano)

FLOR. Son contentissimo in ogni modo. Avrò io il merito di aver provocato gli animi all'eroismo, alla gloria; che dice il signor Petronio?

PETR. Vi faccio il mio umilissimo complimento.

PANT. Son rinato, ho acquistà dies'anni de vita, no ghe xe adesso l'omo più felice de mi. El cielo ha provisto le mie creature. La virtù xe premiada, el merito xe ricompensà; ma con bona grazia de sior Florindo, la causa de tutto sto ben xe Camilla.

CAM. Ah sì, io non posso bastantemente spiegarvi la mia contentezza. Presto presto, mandiamo a chiamar Arlecchino.

 

 

 


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