Carlo Goldoni
Gli amanti timidi

L'AUTORE A CHI LEGGE

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L'AUTORE A CHI LEGGE

 

Questa è una di quelle Commedie, che possono facilmente rappresentarsi nelle Società di Dilettanti. Corta, di pochi Personaggi, giocosa, modesta; ecco, come le vogliono in tali occasioni.

Il nome di Camilla, che ho dato alla Serva della Commedia, a divedere ch'io l'ho scritta per la Compagnia de' Comici Italiani a Parigi; poiché con questo nome si chiama in casa, in città, e sopra la scena quella celebre Attrice, che colà sostiene un tal personaggio.

In Parigi la Commedia, quantunque a soggetto, ha piaciuto moltissimo in grazia del merito e dell'abilità della Servetta e dell'Arlecchino, e in grazia forse delle situazioni teatrali della Commedia medesima; lavoro faticosissimo, e necessario per far riuscire un simile componimento senza l'aiuto del Dialogo, e senza Caratteri originali.

Venendomi domandate a Venezia delle Commedie, e convenuto che ne avrei mandate di quelle fatte a Parigi, scritte però intieramente, ed accomodate all'uso di que' Teatri, questa è una delle sei che ho mandate quell'anno. L'ho scritta, e l'ho allungata. Può essere ch'io abbia mal fatto. Non so se, per colpa mia, o colpa d'altri, la Commedia in Venezia non ha riuscito. Temendo che l'allungamento l'abbia pregiudicata, l'ho ridotta ora a maggior brevità, più breve ancora di quel ch'io l'aveva fatta la prima volta a Parigi; ma quanto basta per renderla finita, condotta, e nel suo genere completa. Ella potrebbe passare per una Commedia Spagnuola; poiché tutto il merito consiste negli equivoci, e nell'intreccio. Ma cose vi sono, che non trovansi nelle Commedie Spagnuole: l'una è il carattere de' due Protagonisti; l'altra è la verità e l'esattezza della condotta, credendo di non avermi a rimproverare d'aver donato alla Scena la menoma cosa, che non sia conforme alla natura e alla verità. Quando trattasi dell'Arlecchino e della Servetta, molte cose si permettono i Comici, come se questi Personaggi non fossero della natura degli altri. Io sono un poco difficile su quest'articolo, e la mia difficoltà fa male a me solo; poiché mi affatico alle volte moltissimo in cose da niente, solo per renderle naturali. So per altro, che questo ai Lettori e agli Spettatori, e credo bene impiegate le mie fatiche per dar piacere al Pubblico, che mi onora, e mi compatisce.

 

 

 


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