Carlo Goldoni
Gli amanti timidi

ATTO PRIMO

SCENA SESTA   Roberto ed Arlecchino

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SCENA SESTA

 

Roberto ed Arlecchino

 

ARL. Cossa vorlo far de sto ritratto? (a Roberto)

ROB. Farne un presente ad Arlecchino. (glielo )

ARL. Ma veramente me somèggielo?

ROB. Sì, per dire la verità, somiglia moltissimo.

ARL. La ringrazio infinitamente. (lo mette sul tavolino)

ROB. Non mi è stato possibile di vedere la signora Dorotea; procura di vedere la cameriera, e dille che venga qua.

ARL. La vuol parlar a Camilla? (con passione)

ROB. Sì, ella è a parte di tutto, e voglio pregarla di dar ella il ritratto alla sua padrona. Trovala, e dille che si solleciti; perché ho cento cose da fare, e questa sera si ha da partire.

ARL. E sta sera s'ha da partir? (sospirando)

ROB. Sospiri? Sei sì fortemente innamorato di questa città?

ARL. E la vol che lo diga a Camilla? (sospirando)

ROB. Sì. Perché?

ARL. Ghe lo dirò. (sospirando, e in atto di partire)

ROB. Vieni qua, vieni qua. Sarebbe ella forse che ti fa piacere Bologna?

ARL. Caro sior patron, son de carne anca mi.

ROB. Ed ella ha dell'inclinazione per te?

ARL. No so gnente.

ROB. Povero pazzo! Va, va, domani sarai guarito.

ARL. Ah! sior patron.

ROB. Cosa c'è?

ARL. Son inasenìo come va. (parte)

 

 

 


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