Carlo Goldoni
Gli amanti timidi

ATTO PRIMO

SCENA NONA   Carlotto e la suddetta.

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SCENA NONA

 

Carlotto e la suddetta.

 

CARL. (Che ha nelle mani Camilla? Mi pare un ritratto. Ho sempre paura di quel maledetto Arlecchino. Sarebbe bella che un forestiere venisse a soverchiare un servitore di casa! Che un contrabbandiere venisse a frodare sugli occhi miei!) (da sé)

CAM. È bello è rassomigliante; ma l'originale il sorpassa. Ha un certo vezzo Arlecchino, ha un certo riso grazioso... (Povera me! Carlotto!) (mette via il ritratto perché non sia veduto; e lo mette nell'altro taschino, non in quello dove ha messo il primo ritratto)

CARL. In che si diverte la signora Camilla?

CAM. Oh sì certo! Chi sente voi, io non penso che a divertirmi.

CARL. Che cosa osservava di bello con tanta attenzione?

CAM. Io? Niente.

CARL. Oh! questo niente è un poco troppo. Chi tutto nega, tutto confessa. Se non avessi veduto, non parlerei.

CAM. E bene, che cosa avete veduto?

CARL. Che cosa ho veduto?

CAM. Sì, sentiamo che cosa avete veduto.

CARL. Non ho avuto l'indiscrezion di sorprendervi; ma ci giocherei la testa che quello era un ritratto.

CAM. Un ritratto?

CARL. È un ritratto. Ne son sicuro.

CAM. È un ritratto? Bene, è un ritratto. E così?

CARL. E m'immagino di chi sarà quel ritratto.

CAM. Di chi?

CARL. Di Arlecchino.

CAM. Di Arlecchino?

CARL. Sì, di Arlecchino, e so quel che dico; e avanti che colui vada via, corpo di Bacco! mi vendicherò.

CAM. Voi non sapete quel che vi dite.

CARL. Eh! ora vedremo, s'io so o s'io non so. Anderò dal padrone. (in atto di partire)

CAM. Fermatevi, venite qua. (Oh che bestia!) (da sé)

CARL. Il ritratto nelle mani! Lo contempla, lo adora!

CAM. Se vi dico la verità, mi promettete di non dir niente a nessuno?

CARL. Oh! se mi dite la verità, non parlo con chi che sia. (Sciocca se lo crede). (da sé)

CAM. È vero; aveva nelle mani un ritratto.

CARL. Di Arlecchino; ne son sicuro.

CAM. Ne siete sicuro?

CARL. Sicurissimo.

CAM. Tenete dunque. Eccolo qui. (gli il ritratto di Roberto serrato)

CARL. A me si fanno di questi torti? A me che vi amo tanto, e che ho intenzion di sposarvi? E che posso fare la vostra fortuna? (prende il ritratto con disprezzo, e lo apre) Come! il ritratto del signor Roberto?

CAM. Oh! oh! Vede, signor politico, che sa tutto, ch'è sicurissimo, che non falla mai, che indovina sempre? È restato con tanto di naso.

CARL. Oh! oh! signora innocente, che crede difendersi, quando più si condanna. Il di lei merito è grande: non è più il servitore, che l'ama; è il padrone. Se non è Pasquino, è Marforio.

CAM. E avreste ardire di credere?...

CARL. Che ardire? Se il signor Roberto non vi amasse, non vi avrebbe dato il ritratto. E voglio dirlo, e tutto il mondo l'ha da sapere. (in atto di partire)

CAM. No; venite qua, sentite. (Oh povera me! Sono ancora in un maggiore imbarazzo). (da sé)

CARL. (Io so come bisogna prenderla). (da sé)

CAM. Sentite. Vi confiderò ogni cosa; ma per amor de cielo, non parlate. (da sé)

CARL. Oh! non vi è pericolo... (ch'io taccia).

CAM. Questo ritratto è destinato per la signora Dorotea.

CARL. Da chi?

CAM. Dal signor Roberto.

CARL. Cosa mi volete dare ad intendere? Un galantuomo, un uomo d'onore, come il signor Roberto, donerà il suo ritratto ad una giovane onesta e civile, alla figliuola di un amico che l'ha ricevuto in casa sua? lo donerà senza che il padre lo sappia, e senza alcun principio di matrimonio?

CAM. È tutto vero; ma questa sera il signor Roberto parte per Roma, e glielo lascia per una finezza, senza cattiva intenzione.

CARL. E voi lo dareste alla signora Dorotea?

CAM. Cosa volete ch'io faccia? La padrona mi ha tanto pregato.

CARL. (Eppure non ne sono ancor persuaso). (da sé)

CAM. Datemi che glielo porti.

CARL. Glielo porterò io.

CAM. E bene, dateglielo voi. Basta che il signor Anselmo non sappia niente.

CARL. (Bisogna dunque che dica il vero, se accorda ch'io glielo porti). Tenete, tenete. Sarà meglio che glielo diate voi. (glielo )

CAM. Oh! sì, sarà meglio. (lo prende, e lo mette per distrazione nel taschino, dove è quello di Arlecchino)

CARL. Perché non dirmi subito la verità?

CAM. E perché non credermi, quando dico una cosa?

CARL. Perché alle volte voi altre donne...

CAM. Oh! io non direi una bugia per tutto l'oro del mondo.

CARL. Sì, sì; ma, Camilla mia, questa tresca della signora Dorotea... Questo ritratto non mi piace.

CAM. Se parte questa sera...

CARL. Non importa. Se il padrone lo sapesse... io credo che siamo in obbligo di avvertirlo.

CAM. No, per amor del cielo.

CARL. No, no, non dirò niente. (fa sospettar di voler parlare)

CAM. Avvertite bene.

CARL. Se vi dico di no. (Al mio padrone? vado a dirglielo immediatamente). (da sé, parte)

 

 

 


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