Carlo Goldoni
Gli amanti timidi

ATTO TERZO

SCENA OTTAVA   Camilla ed il suddetto.

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SCENA OTTAVA

 

Camilla ed il suddetto.

 

CAM. (Ah! i cavalli sono alla porta; Arlecchino or ora se n'anderà. Povera me! Non lo vedrò più. Eccolo; ma che fa? che raccoglie?) (da sé)

ARL. Ah Camilla, Camilla! (da sé forte, senza vederla)

CAM. Signore, mi chiamate? (corre avanti)

ARL. Oh! (resta sorpreso e confuso) la perdona.

CAM. Vi occorre qualche cosa? (confusa)

ARL. Gnente.

CAM. Mi ha parso che abbiate pronunciato il mio nome.

ARL. Può esser, perché el xe un bel nome.

CAM. (Eppure mi lusingo ancora, che s'io mi spiegassi... ma è tardi, non è più tempo). (da sé)

ARL. (Xe impussibile che la sia capace de aver scritto una lettera cussì cattiva... Ma se non fusse cussì, Carlotto saria un gran galiotto). (raccoglie un altro pezzo di carta)

CAM. E che cosa raccogliete di terra?

ARL. I avanzi de certa lettera.

CAM. Di una lettera? E di chi era questa lettera?

ARL. No so chi l'abbia scritta; ma so che la vegniva a mi.

CAM. Era una lettera di qualche donna? (agitata)

ARL. Siora sì, de una donna.

CAM. Di una donna! (prende un pezzetto di terra) (Ah! sì, è la mia lettera, la conosco). (da sé) Fate dunque sì poco conto delle finezze e delle lettere delle donne? Le stracciate, le disprezzate, le calpestate in tal modo? (sdegnata)

ARL. No son stà mi veramente che l'ha strazzada.

CAM. E chi dunque?

ARL. Un mio amigo... (ironico)

CAM. E voi avete la debolezza di confidare agli amici le cose vostre? Di confidare una lettera di una donna? Siete un indiscreto, un imprudente; non conoscete i favori, e mostrate non meritarli. (con caldo)

ARL. Siora Camilla, ve scaldè tanto per sta lettera... Disème per grazia, per finezza: saressi vu quella che l'ha scritta?

CAM. Io?... no, non l'ho scritta io sicuramente... no, non l'ho scritta io.

ARL. Ma per cossa dunque ve scaldeu in sta maniera?

CAM. Perché so chi l'ha scritta; perché conosco la giovane che ha della stima e dell'amore per voi, perch'ella è mia amica, e mi riscaldo e vi rimprovero per parte sua.

ARL. Cara siora Camilla, ve domando perdon, permettème de dirve che sta vostra amiga un pochettin stravagante. La me manda el mio ritratto... Ma prima de tutto, come sta vostra amiga ala podesto aver el mio ritratto in te le so man?

CAM. Non lo so; non me l'ha detto, e non gliel'ho domandato. (Ho paura di confondermi e di scoprirmi). (da sé)

ARL. (Capisso a poco presso; ma vorria saver, se 'l xe amor, bizzaria, o desprezzo). (da sé)  E cussì, come che ve diseva, sta vostra amiga la me manda el ritratto, e la dise per no saver cossa farghene.

CAM. Per non saper cosa farne? La mia amica m'ha detto che voleva rimandare il vostro ritratto, perché non si credeva degna di possederlo.

ARL. Sia in t'una maniera, o in t'un'altra, l'espression xe un poco più modesta; ma la vol dir squasi l'istesso. Quel che me fa maraveggiar, xe questo: la me manda el mio ritratto, la fa la generosità de metterghe sotto sie zecchini, e po l'accompagna el regalo con una lettera piena de desprezzi e de villanie?

CAM. Come questa lettera conteneva ingiurie e disprezzi?

ARL. Siora sì e me recordo che la feniva cussì: Siate sicuro che si burla e si burlerà di voi l'Incognita che vi scrive. (con forza)

CAM. Come, come! Io ho veduto la lettera, io l'ho letta; vediamo se si può raccapezzar qualche cosa. Questo pezzo è del fine; ma non è intiero. Lasciate vedere. (si fa dare i pezzi che Arlecchino ha in mano) Eccolo, eccolo l'altro pezzo. Ecco qui cosa dice: Siate sicuro, che vi ama e che vi amerà sempre l'Incognita che vi scrive. Ah! che ne dite? Sono falsità, sono imposture le vostre? Vergognatevi della più nera ingratitudine di questo mondo.

ARL. Siora Camilla, vu avè scritto cussì? (con affanno)

CAM. Io? l'amica.

ARL. Voggio dir... l'amiga ha scritto cussì? (con affanno)

CAM. Questi sono i suoi caratteri e i suoi sentimenti.

ARL. Ah indegno! Ah baron de Carlotto!

CAM. Cosa c'entra Carlotto?

ARL. Ve dirò... Sappiè che mi so poco lezer le carte scritte. Ho pregà Carlotto, e quel furbo m'averà letto la lettera a modo suo.

CAM. Come! Avete dato a leggere quella lettera a Carlotto? A Carlotto? Ma che testa! Che giudizio! Ma che imprudenza! A Carlotto che può essere vostro nemico? A Carlotto che può essere vostro rivale?

ARL. Mio rival Carlotto? Ah! sì; l'ho sospettà anca mi un poco tardi. Sì; ho sospettà che Carlotto fusse innamorà de vu...

CAM. Di me! Di me! Cosa c'entro io? Carlotto conosce l'amica mia; e potrebbe essere innamorato di lei. (con un poco di trasporto)

ARL. Ma se sta vostra amiga, se sta vostra amiga ha tanta bontà per mi, anderò via da Bologna senza conosserla?

CAM. Siete vicino a dover partire, ed è superfluo che ci pensiate.

ARL. E perché mai in quattro mesi che son qua, sta vostra amiga non m'ala un qualche segno d'amor, de bontà, de compatimento?

CAM. Oh! signor mio, una giovane savia, onesta e dabbene non deve esser la prima. Mi ha detto la mia amica che toccava a voi a dimostrarle qualche parzialità, qualche inclinazione.

ARL. Xe vero; ma son timido de natura, e no gh'ho coraggio. Son stà cento volte sul ponto de dichiararme, e la vergogna m'ha trattegnù.

CAM. Dal modo vostro di parlare, pare che la conosciate questa giovane che vi ama.

ARL. Sì, me par de conosserla; credo de no m'ingannar. (pateticamente, e con lazzo)

 

 

 


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