Carlo Goldoni
Gli amori di Zelinda e Lindoro

ATTO PRIMO

Scena Seconda. Zelinda, Lindoro, Fabrizio nascosto

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Scena Seconda. Zelinda, Lindoro, Fabrizio nascosto

 

LIN. Qui, qui, Zelinda, qui potremo parlare con libertà.

ZEL. Gran cosa! in questa casa tutti ci fan la spia. Tutti ci tengono gli occhi addosso. Specialmente Fabrizio.

LIN. Maledetto Fabrizio, non lo posso soffrire.

ZEL. Zitto, che non ci sentisse.

LIN. Non crederei che il diavolo lo portasse qui.

ZEL. Ho delle cose da confidarvi. Guardate da quella parte se vi è nessuno.

LIN. Guardiamo… No, non vi è nessuno… Ho anch'io da dirvi qualche cosa che mi pena.

ZEL. Ditemela, caro Lindoro.

LIN. Ditemi prima voi.

ZEL. No, prima voi.

LIN. Prima di tutto vi dirò, che quest'impertinente di Fabrizio m'inquieta, poiché vedo, capisco, che ha delle intenzioni sopra di voi...

ZEL. Oh! per questa parte potete viver tranquillo. Mi conoscete, sapete che vi amo, sapete quel che ho fatto per voi...

LIN. Sì, è vero, una giovane ben nata, come voi siete, non può dar retta ad un uomo vile, che ha fatto qualche danaro alle spese di un padrone indulgente.

ZEL. Ma parlate piano, che, se per disgrazia ci sentisse, saremmo perduti. Serrate quella porta: io serrerò quest'altra. (chiudono le due porte)

LIN. Ecco fatto. Ora siamo sicuri di non essere scoperti. Per tutti questi riflessi adunque sono sicuro per la parte del servitore, ma il padrone mi fa tremare.

ZEL. Qual padrone?

LIN. Non so che dire, tutti due, il padre ed il figlio egualmente.

ZEL. Oh, in quanto al vecchio, vi assicuro che sospettate a torto. Il signor Don Roberto è un uomo savio, dabbene, pieno di carità, che mi ama con amore paterno, che compatisce il mio stato, che sa che io non sono nata per servire, e procura colle sue buone grazie di raddolcire la mia condizione.

LIN. Sì, tutto va bene; ma lo fa con troppa caricatura; e so che sua moglie medesima interpreta malamente le finezze ch'egli vi usa.

ZEL. Donna Eleonora, pensandomalamente, fa torto a suo marito, e fa a me un'ingiustizia. Non crediate però ch'ella agisca per gelosia, poiché una giovane che sposa un vecchio per interesse, raramente è di lui gelosa. Dubita ch'egli mi sia liberale di qualche cosa. Sa che mi ha promesso alla sua morte di beneficarmi, teme ch'io vaglia a pregiudicarla.

LIN. Ma... E il figlio?

ZEL. Oh circa il signor Don Flaminio, questo è quello ch'io volea confidarvi. Mi si è scoperto liberamente.

LIN. Povero me! Sono nel maggior affanno del mondo.

ZEL. Non temete di nulla. Siate sicuro della mia costanza.

LIN. Ma non posso viver tranquillo. Cara Zelinda, profittiamo della protezione del vecchio, scopriamogli il nostro amore, ed impegniamo la sua bontà ad acconsentire alle nostre nozze.

ZEL. Caro Lindoro, ci ho pensato anch'io; ma vi scopro delle grandi difficoltà. Il signor Don Roberto non vi conosce, non sa che per amor mio siate fuggito di casa vostra, e siate venuto a servirlo per segretario unicamente per star meco. Appunto perch'egli mi ama, e perché ha qualche considerazione per me, non vorrà maritarmi con un giovine che apparentemente non può mantenermi, e in fatti non lo potete, se vostro padre non vi acconsente, e non vi accorda il modo di farlo.

LIN. Scriverò a mio padre, gli farò scrivere, gli farò parlare; ma intanto ho da soffrire di vedervi accarezzata dal padrone, e perseguitata dal mastro di casa?

ZEL. Non temete né dell'uno, né dell'altro. Ma bisogna che ci conteniamo colla maggior cautela, perché se venissero ad iscoprirci...

LIN. Certamente: se Fabrizio sapesse quel che passa fra di noi, sarebbe capace di rovinarci.

ZEL. Non ci facciamo trovare insieme.

LIN. Sì, e quando c'incontriamo, che gli occhi parlino, e che la lingua soffra.

ZEL. Ma non basta ancora. Per togliere ogni sospetto, mostriamo di fuggirci.

LIN. Facciamo di più, mostriamo d'odiarci.

ZEL. Se lo potessimo fare, sarebbe il sicuro metodo per nascondere il nostro amore.

LIN. Quando si va d'accordo, si può fingere qualche cosa.

ZEL. Bene, ci regoleremo così.

LIN. Poi troveremo qualche momento...

ZEL. Oh sì: siamo in casa, profitteremo dell'occasioni...

LIN. Profittiamo intanto di questa.

ZEL. Andiamo, andiamo, che se i padroni ci chiamano...

LIN. Io posso restar qui a scrivere, a far qualche cosa.

ZEL. Ci tornerete poi. Andiamo per ora, per non dar sospetto. Io per di qua, e voi per di .

LIN. Guardiamo, nell'aprir le porte, se qualchedun ci vede.

ZEL. Guardiamo per il buco della serratura. (tutti due guardano dalla lor parte)

LIN. (a Zelinda) Nessuno.

ZEL. (a Lindoro) Non c'è nessuno. (Ciascheduno apre la lor porta pian piano e guarda)

LIN. (a Zelinda) Non c'è persona.

ZEL. (a Lindoro) Qui neppure.

LIN. (stando sulla porta in atto di andarsene) Va tutto bene.

ZEL. (nella stessa situazione) Benissimo.

LIN. Addio.

ZEL. Vogliatemi bene.

LIN. E che nessuno lo sappia.

ZEL. Nessuno l'ha da sapere. (partono)

 


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