Carlo Goldoni
Gli amori di Zelinda e Lindoro

ATTO PRIMO

Scena Quarta. Don Flaminio e detto

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Scena Quarta. Don Flaminio e detto

 

FLA. Dov'è Zelinda, che non si vede?

FAB. Signore, io non so dove sia, ma so dov'è stata finora.

FLA. Come! Dove è ella stata? Vi è qualche novità? (affettando dell'agitazione)

FAB. Vi è una novità, signore, che deve interessare la vostra passione, ed anche il vostro decoro.

FLA. Oh cieli! E Zelinda ne ha parte?

FAB. Ne ha parte grandissima, poiché ella è amante di Lindoro; e costui è sì temerario, che sapendo la vostra inclinazione per questa giovane, ha il coraggio di burlarsi di voi, e di perdervi ancora il rispetto.

FLA. Indegno! lo farò morire sotto un bastone.

FAB. No, signore, non vi consiglio di far rumore, poiché perdereste la speranza di venire al termine de' vostri disegni.

FLA. Che mi consigli dunque di fare?

FAB. Vi consiglio di parlarne al signor Don Roberto...

FLA. Credi tu che mio padre acconsentirebbe ch'io sposassi Zelinda?

FAB. Oh sono ben lontano di credere una simil cosa.

FLA. Finalmente Zelinda è nata assai civilmente.

FAB. Non importa; è povera, è in qualità di serva, non l'accorderà mai.

FLA. Che dunque vorresti tu ch'io dicessi a mio padre?

FAB. Voi non avete che a scoprirgli i segreti amori, che passano fra Zelinda e Lindoro. Mettergli sotto gli occhi il torto che fa costui alla casa amoreggiando colla cameriera, e il pregiudizio che ne verrebbe a questa giovine, se si maritasse con uno che non ha il modo di mantenerla. Aggiungete che Lindoro è di un cattivo carattere, che sapendo essere Zelinda di buona nascita, ad intendere d'essere egli pure qualche cosa di buono, ma è un falsario, un impostore, un birbante. Sapete quanto il signor Don Roberto ama e stima questa buona figliuola. Son certo che s'egli sa tutto questo, non differisce un'ora a licenziar quel birbone.

FLA. Tu dici bene; ma io ho il cuore buono, e non so far male a persona.

FAB. Lodo la vostra bontà, la vostra umanità; ma voi, scusatemi, non siete in obbligo di risparmiare un temerario, un indegno che parla di voi con disprezzo, e che vi mette in ridicolo a tutto andare.

FLA. Mi mette in ridicolo?

FAB. Vi , signore, ch'io mi sentiva rodere per parte vostra. Vedete voi quell'armadio? dentro mi sono celato per intendere, per rilevare; e per voi l'ho fatto, per voi, ed ho rilevato ed ho inteso cose, che mi facevano inorridire. Come? Il mio padrone un imbecille, una caricatura, un fanatico?

FLA. Giuro al cielo! a me questo?

FAB. Vi assicuro, che se non fosse stata la prudenza che mi avesse trattenuto...

FLA. Qual prudenza a fronte delle ingiurie?

FAB. Signor mio, la prudenza è necessarissima. Se si fa dello strepito, vostro padre viene a rilevare che voi amate Zelinda.

FLA. È vero, conviene dunque ch'io soffra.

FAB. Ma che vi disfacciate di quest'ardito.

FLA. Hai ragione, ne parlerò a mio padre, e ne parlerò in modo che lo manderà via.

FAB. Ma soprattutto non date a conoscere la vostra passione.

FLA. Sarò cauto. Mi guarderò di darne alcun segno.

FAB. Mi preme troppo la vostra quiete e la vostra soddisfazione.

FLA. Ti ringrazio, e non lascerò di ricompensarti.

FAB. Non perdete tempo, signore.

FLA. Vado subito. (È gran fortuna aver un servitore fedele.) (parte)

 


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