Carlo Goldoni
Gli amori di Zelinda e Lindoro

ATTO PRIMO

Scena Ventunesima. Don Roberto e Don Flaminio

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Scena Ventunesima. Don Roberto e Don Flaminio

 

ROB. Ebbene, signor figliuolo carissimo, voi siete quello ch'è lontano dal pensiero di maritarsi, che ricusate tutti i partiti che vi si propongono, che non amate le conversazioni delle donne...

FLA. Signore, è verissimo, non lo nego, l'occasione, il merito di Zelinda mi hanno fatto cedere alla mia avversione.

ROB. E con qual animo? con qual intenzione?

FLA. Se ho da dirvi la verità, non ho mai pensato che ad un fine onesto e degno delle qualità amabili di quella figliuola.

ROB. In questo tu gli hai resa quella giustizia che merita. Zelinda è nata assai civilmente, è saggia, è virtuosa, è morigerata. Ma ella non ti conviene. Io l'amo come se fosse una mia figliuola, però non l'amo a segno di perder di vista il decoro della mia famiglia. Il nostro grado e la nostra fortuna ti promettono un matrimonio comodo e decoroso, e non acconsentirò mai...

FLA. Deh! signor padre, se avete della bontà per lei, se avete della bontà per me...

ROB. No assolutamente. Levati dal capo cotesta idea; altrimenti troverò il modo di fare che ti svanisca...

FLA. L'amo troppo, signore, e non sarà possibile...

ROB. Temerario! ardisci di dire in faccia a tuo padre non sarà possibile?

FLA. Zelinda ha del merito, e credo che la mia inclinazione sia bastantemente giustificata.

ROB. Tocca a me ad approvarla: non tocca a te.

FLA. Finalmente l'amore ch'io ho per lei, è un amor libero, che non fa torto a nessuno, e non reca a lei quel pregiudizio che rendere le potrebbe un amore di un'altra specie. (con un poco di caricatura)

ROB. Ah indegno! credi tu ch'io non ti capisca? Credi tu ch'io non veda ch'hai il mal animo di sospettare di me, ed hai la temerità di rimproverarmi?

FLA. Non dico questo, signore...

ROB. Orsù, ascoltami, e queste sieno l'ultime parole che ti dico su tal proposito. Pensa a prendere il tuo partito; risolviti o di maritarti, o di andar a vivere nel castello che ci appartiene. Non ti sembri duro ch'io ti allontani da me, per custodire una cameriera che merita un onesto riguardo.

FLA. Che parlate voi di custodire la cameriera?

ROB. Sì, Zelinda resterà meco, fintantoché sarà collocata.

FLA. Non sapete voi che Zelinda?...

ROB. E se tu resti col pretesto di maritarti, avverti bene di sfuggirla quando l'incontri, e non aver ardire di guardarla in faccia nemmeno.

FLA. In casa?

ROB. In casa.

FLA. (con aria di gravità) Sarete servito.

ROB. Come! me lo dici in maniera...

FLA. Ve lo dico costantemente, poiché Zelinda in questa casa più non si trova.

ROB. Come? non vi è più Zelinda?

FLA. Non signore, è sortita, è congedata, è partita.

ROB. E chi è che l'ha congedata?

FLA. La vostra signora sposa.

ROB. Senza dirmelo? senza dipender da me? per astio? per dispetto? per malignità?

FLA. Certo, per quel carattere amabile che adorna il merito della mia signora matrigna. (parte)

 


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