Carlo Goldoni
Gli amori di Zelinda e Lindoro

ATTO SECONDO

Scena Diciannovesima. Fabrizio e detti

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Scena Diciannovesima. Fabrizio e detti

 

ZEL. Con permissione. (Zelinda, Lindoro e Don Flaminio si turbano alla vista di Fabrizio)

BAR. Che maniera è questa d'entrare?

FAB. Domando perdono. Ho trovata la porta aperta.

ZEL. (Povera me!).

LIN. (Siamo precipitati).

FLA. (Con qual intenzione sarà venuto costui?)

FAB. (Zelinda! Lindoro! Il padrone! a me, a me. Sono capitato in buon punto.)

BAR. (a Fabrizio) Ebbene, chi siete? chi domandate? cosa volete?

FAB. (a Barbara, accennando Don Flaminio) Scusatemi, sono venuto qui per il mio padrone.

BAR. (a Don Flaminio) È il vostro servitore?

FLA. (a Fabrizio) Sì, signora: che cosa vuoi?

FAB. Signore, vostro padre vi cerca e vi domanda. Ha saputo che siete qui, ha saputo che correte dietro a Zelinda, che volete amarla e seguirla a dispetto suo, e vi fa sapere per bocca mia...

BAR. Come, signore, venite in casa mia col pretesto di far a me una finezza, e vi servite della mia buona fede per soddisfare la vostra indegna passione? Vergognatevi di un tal procedere, indegno d'un Cavaliere d'onore, e contentatevi di ritirarvi...

FLA. Avete ragione. Vi domando mille perdoni. Parto pien di rossore e di confusione; (a Fabrizio) ma tu, scellerato, tu me la pagherai. (parte)

 


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