Carlo Goldoni
L’apatista

ATTO QUARTO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Il Cavaliere, la Contessa e il suddetto.

 

CAVALIERE:

Signore. (Chiamandolo.)

GIACINTO:

Gli uomini dove sono?

CAVALIERE:

Son nel cortil che ballano d'una chitarra al suono.

GIACINTO:

Sappiano immantinente, che il lor padron li chiama.

CAVALIERE:

Ecco, signor Giacinto, presentovi la dama.

GIACINTO:

Sì, signor, l'ho veduta. Vengano quei villani. (Mostrando sdegno e paura.)

CAVALIERE:

Ehi; chiamateli tosto. (Verso la scena) (Sono un pezzo lontani). (Da sé.)

GIACINTO:

(Par che il cor mi predica...) (Da sé.)

LAVINIA:

Come! con tal disprezzo

Colle dame mie pari siete a trattare avvezzo?

GIACINTO:

Compatite, Contessa, sono un poco alterato.

LAVINIA:

Con chi?

GIACINTO:

Con quei bricconi, che mi hanno abbandonato.

LAVINIA:

Un uomo come voi, terribil per natura,

Per questo si sgomenta, e trema di paura?

GIACINTO:

Io temer? di che cosa?

CAVALIERE:

Un uom del suo talento,

Un uom del suo coraggio, non sa che sia spavento.

Quel che lo rende umano, quel che avvilir lo puote,

È un occhio vezzosetto, bei labbri e belle gote.

Egli per voi sospira; mirate in quel sembiante

Ercole mansueto alla sua Iole innante.

GIACINTO:

Ah sì, poiché voi siete Venere di bellezza,

Un Marte valoroso vi venera e vi apprezza.

CAVALIERE:

E tanto è innamorato del volto peregrino,

Che per piacervi ancora diventeria Martino.

GIACINTO:

Questi scherzi non soffro.

CAVALIERE:

Dunque parliam davvero.

Il vostro cor, signora, svelategli sincero.

GIACINTO:

Porgetemi la destra.

LAVINIA:

È troppo presto ancora.

GIACINTO:

Dite almen, se mi amate.

CAVALIERE:

Via, ditelo, signora.

LAVINIA:

Sono di cuor sincero, e fingere non so.

GIACINTO:

Dunque un pronunciate.

LAVINIA:

Dunque vi dico un no.

GIACINTO:

Come! A me questo torto! Un no sì chiaro e tondo?

Ah, ch'io son per lo sdegno acceso e furibondo.

Voi m'ingannaste adunque nel lusingarmi audace; (al Cavaliere.)

Una simile ingiuria non vuò soffrire in pace.

Dove sono gli armati? Tornino in questo loco.

Ah, son fuor di me stesso; armi, vendetta e fuoco.

CAVALIERE:

Acqua, presto dell'acqua.

GIACINTO:

Non vengono gl'indegni.

Ah, saprò da me stesso adoperar gli sdegni.

O porgami la mano la donna a suo dispetto,

O ch'io con questa spada saprò passarle il petto.

 

 

 


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