Carlo Goldoni
L’apatista

ATTO QUARTO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Fabrizio travestito, colla spada in mano, e detti.

 

FABRIZIO:

Volgi a me quella punta. (Verso Giacinto, ponendosi in guardia.)

GIACINTO:

Servitore umilissimo. (A Fabrizio, con timore.)

E chi è questo signore? (Al Cavaliere.)

CAVALIERE:

È un capitan bravissimo.

GIACINTO:

Ho piacer di conoscere il signor capitano;

Vedo ch'egli sa bene tener la spada in mano.

Degli uomini di spirito ammiratore io sono;

In grazia sua mi accheto, e i torti miei gli dono. (Ripone la spada.)

FABRIZIO:

Con voi mi voglio battere. (A Giacinto.)

GIACINTO:

No, mio signor, perdoni.

CAVALIERE:

Viva l'eroe magnifico.

LAVINIA:

Viva il re dei poltroni.

FABRIZIO:

Sono, se nol sapete, cugin della Contessa.

GIACINTO:

Con voi me ne consolo, e colla dama istessa.

FABRIZIO:

Voglio che dello zio s'adempia il testamento.

GIACINTO:

Benissimo.

FABRIZIO:

Sposare la voglio in sul momento.

GIACINTO:

Ha ragione.

FABRIZIO:

Mi dicono, che il di lei padre ha fatto

Con voi di matrimonio certo tal qual contratto.

È egli ver?

GIACINTO:

Non lo nego.

FABRIZIO:

O lacerato ei vada,

O meco sostenetelo col sangue e colla spada.

CAVALIERE:

(Bravo, Fabrizio, bravo.) (Piano alla Contessa.)

LAVINIA:

(Si porta egregiamente). (Piano al Cavaliere.)

GIACINTO:

(Cosa risponder posso senz'armi e senza gente?) (Da sé.)

Signore, ecco il contratto; cedo non per timore (tirando fuori dalla tasca un foglio).

Ma faccio un sagrifizio in grazia del valore.

Prenda. (Si accosta per dargli la carta.)

FABRIZIO:

Non vi accostate. (Ponendosi colla spada in difesa.)

GIACINTO:

Offenderla non voglio.

FABRIZIO:

Mettete sulla punta di questa spada il foglio.

GIACINTO:

Ma perché? (Mostra aver paura della punta.)

FABRIZIO:

Non tardate.

GIACINTO:

Si fermi in cortesia. (Vuole infilare la carta, e Fabrizio muove la spada.)

(Una paura simile non ebbi in vita mia). (Da sé.)

CAVALIERE:

graziosa la scena). (Piano alla Contessa.)

LAVINIA:

(Che scena inaspettata!) (Piano al Cavaliere.)

FABRIZIO:

Infilzate la carta. (Minacciandolo.)

GIACINTO:

signor, l'ho infilzata. (Gli riesce d'infilzarla, e si ritira contento.)

FABRIZIO:

Questo contratto indegno si laceri così. (Lo straccia.)

Sposatevi, Contessa.

LAVINIA:

Mi ho da sposar? con chi?

FABRIZIO:

Col Cavalier.

LAVINIA:

Davvero?

FABRIZIO:

Col Cavalier, vi dico.

Giacinto non si oppone.

GIACINTO:

Per me non contraddico.

FABRIZIO:

Animo, in mia presenza si faccia il matrimonio;

Potrà il signor Giacinto servir di testimonio.

GIACINTO:

(Anche di più?)

FABRIZIO:

Che dite?

GIACINTO:

Son qui, so il mio dovere.

FABRIZIO:

Via, porgete, Contessa, la mano al Cavaliere.

LAVINIA:

(Per burla, oppur davvero?) (Piano al Cavaliere.)

CAVALIERE:

(Son pronto in ogni modo). (Piano alla Contessa.)

LAVINIA:

(Così senza pensarvi? Bellissima sul sodo). (Piano al Cavaliere.)

CAVALIERE:

(Volete, o non volete?) (Piano alla Contessa.)

FABRIZIO:

Si perde il tempo invano.

LAVINIA:

(Che mi consiglia il cuore?). (Da sé.)

FABRIZIO:

Porgetevi la mano.

 

 

 


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