Carlo Goldoni
L'arcadia in Brenta

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA   Camera terrena in casa di messer Fabrizio

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ATTO PRIMO

 

SCENA PRIMA

 

Camera terrena in casa di messer Fabrizio.

 

Fabrizio che dorme sopra una poltrona, in veste da camera, e Foresto

 

FOR.

Oh questa sì ch'è bella!

Il padrone di casa

A tutti i Forastieri ricetto,

E gli convien dormir fuori del letto.

Con questa bell'Arcadia

Ei si va rovinando, ed io che sono

Da questo sciocco economo creato,

Or che manca il denar, son imbrogliato.

Orsù, lo vuò svegliar. Già s'alza il sole;

Oggi almeno ci vuole,

Fra quei che siamo e quelli che verranno,

Mezza l'entrata sua di tutto l'anno.

Signor Fabrizio... Ehi, signor Fabrizio,

Svegliatevi, ch'è tardi.

Su via, che s'alza il sole;

V'ho da dir due parole.

FABR.

Che? (svegliandosi un poco)

FOR.

Svegliatevi.

FABR.

Sì.

FOR.

V'ho da parlare.

FABR.

Par...la...te.

FOR.

Egli si torna a addormentare.

Su via, messer Fabrizio.

FABR.

Seguitate. (si risveglia)

FOR.

Se voi non m'ascoltate,

Non vuò parlar da stolto.

FABR.

Tengo gli occhi serrati, ma v'ascolto. (dorme)

FOR.

Ben, sappiate che io

Ho il denar terminato

Che voi m'avete dato;

Che per tante persone

Convien fare una buona provigione.

Che rispondete? Sì! dorme di gusto.

Signor Fabrizio...

FABR.

Già.

FOR.

M'avete inteso?

FABR.

Ho inteso tutto.

FOR.

E ben, che rispondete?

FABR.

Fate quel che volete.

FOR.

Ma il denar?

FABR.

Che denar?

FOR.

M'avete inteso?

FABR.

Tutto non ho compreso.

Tornate a dir.

FOR.

Alzatevi, di grazia.

FABR.

Voi avete timor ch'io m'addormenti;

Pericolo non v'è, ma per gradirvi

M'alzerò; via, parlate.

(s'alza e si accosta bel bello al poggio della poltrona)

FOR.

Ora, signor, sappiate

Che non v'è più denaro...

FABR.

Bene.

FOR.

Che io

Non so più come far; che oggi s'aspetta

Nuova foresteria... (Fabrizio s'addormenta)

E buona notte di vossignoria.

Signor Fabrizio... Ehi, signor Fabrizio...

Signor Fabrizio... (più forte)

FABR.

Che! come!

FOR.

Voi siete

Impastato di sonno.

FABR.

Io? Che dite?

Dormo io? Signor no. Eccomi lesto.

FOR.

Venite qua. (lo prende per una mano e lo tien forte)

FABR.

Son qua.

FOR.

Vi torno a dire,

Signor Fabrizio caro,

Che ci vuol del denaro.

FABR.

Ed io risponderò:

Foresto caro, non ne ho.

FOR.

Ma che fare dovrò

Per supplire l'impegno in cui voi siete?

FABR.

Fate quel che volete.

FOR.

Non v'è denaro?

FABR.

Oibò.

FOR.

Grano?

FABR.

È venduto.

FOR.

Quei cavalli indiscreti,

Che mangian tanto fieno,

Si potrian esitar.

FABR.

Sì. (s'appoggia alle spalle di Foresto)

FOR.

La carrozza?

FABR.

La carroz...za... (s'addormenta)

FOR.

Eh, ch'io non sono sì pazzo

Di volervi servir di matarazzo.

FABR.

Sì, la carrozza...

FOR.

O la carrozza, o il carro,

Vi dico in due parole,

Che se non v'è denar, l'Arcadia vostra

È presto terminata,

E tutta la brigata,

Provista d'appetito,

Grazie vi renderà del dolce invito.

 

Se vi mancano i contanti,

Fate quel che fanno tanti:

Impegnate, e poi vendete;

E se roba non avete,

Già si sa l'usanza vaga,

Che si compra e non si paga,

E si gode all'altrui spalle,

Ed aspetta il creditor.

Questa regola è diffusa,

Dappertutto già si usa;

Ed è segno che ha del credito,

Quando un uomo è debitor. (parte)

 

 

 


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