Carlo Goldoni
L'arcadia in Brenta

ATTO SECONDO

SCENA DECIMA   Sala.   Il Conte col nome di Cintio, e Fabrizio da Pulcinella. Lauretta da Colombina, Lindora col nome di Diana, e in fine Foresto da Pantalone

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SCENA DECIMA

 

Sala.

 

Il Conte col nome di Cintio, e Fabrizio da Pulcinella. Lauretta da Colombina, Lindora col nome di Diana, e in fine Foresto da Pantalone

 

CON.

Seguimi, Pulcinella.

FABR.

Eccome ccà.

CON.

Siccome un'atra nube

S'oppone al sole, e l'ampia terra oscura,

Così da quelle mura

Coperto il mio bel sol cui l'altro cede,

L'occhio mio più non vede. Ond'è che afflitto

I nuovi raggi del mio sole attendo.

FABR.

Tu me parle tidisca, io non t'intendo.

CON.

Fedelissimo servo,

Batti tu a quella porta.

FABR.

A quale porta?

CON.

A quella.

FABR.

Io non la vedo.

CON.

Finger dei che vi sia.

In vece della porta,

In un quadro si batte o in una sedia,

Come i comici fanno alla commedia.

FABR.

Aggio caputo, ma famme una grazia;

Perché da tozzolare aggio alla porta?

CON.

Acciò che la mia bella

Venga meco a parlar.

FABR.

Ccà sulla strada?

CON.

È ver, non istà bene

Che facciano l'amor sopra la strada

Civili onesti amanti:

Ma ciò sogliono usar i commedianti.

FABR.

Sì sì, tozzolerò; ma se qualcuno,

Quando ho battuto io, battesse a me?

CON.

Lascia far, non importa, io son per te.

FABR.

O de casa.

LAU.

Chi batte? (di dentro)

FABR.

Sono io.

LAU.

Serva sua, signor mio.

FABR.

Patron, chessa è per me.

CON.

Chi siete voi,

Quella giovine bella?

LAU.

Io sono Colombina Menarella.

CON.

Di Diana cameriera?

LAU.

Per servir vussustrissima.

FABR.

Obregato, obregato.

CON.

Deh vi prego,

Chiamatela di grazia.

LAU.

Ora la servo.

FABR.

Sienteme, peccerella,

Vienence ancora tuie,

Che ance devertarimmo fra de nuie.

LAU.

Sì, sì, questa è l'usanza;

Se i padroni fra lor fanno l'amore,

Fa l'amor con la serva il servitore.

 

Il padron con la padrona

Fa l'amor con nobiltà:

Noi andiamo più alla bona

Senza tanta civiltà.

Dicon quelli: «Idolo mio,

Peno, moro, smanio, oh Dio! »

Noi diciam senz'altre pene:

«Mi vuoi ben? ti voglio bene»;

E facciamo presto presto

Tutto quel che s'ha da far.

Dicon lor ch'è un gran tormento

Quell'amor che accende il core;

Diciam noi ch'è un gran contento

Quel che al cor ci reca amore.

Ma il divario da che viene?

Perché han quei mille riguardi:

Penan molto, e parlan tardi.

Noi diciam quel che conviene

Senza tanto sospirar. (si ritira fingendo chiamar Diana)

 

CON.

Ti piace, Pulcinella?

FABR.

A chi non piaceressi, o Menarella?

CON.

Ecco, viene quel bel che m'innamora.

FABR.

Con essa viene Menarella ancora. (Vengono Lindora e Lauretta)

CON.

Venite, idolo mio.

Venite per pietà.

LIND.

Vengo, vengo, mio bene, eccomi qua.

CON.

Voi siete il mio tesoro.

LIND.

Per voi languisco e moro.

FABR.

Ah, tu sì la mia bella. (a Lauretta)

LAU.

Ah voi siete il mio caro Pulcinella.

CON.

A voi donato ho il core. (a Lindora)

LIND.

Ardo per voi d'amore.

FABR.

Per te me sento lo Vesuvio in pietto. (a Lauretta)

LAU.

Cotto è il mio core al foco dell'affetto.

 

CON.

Vezzosetta, mia diletta, (a Lindora)

FABR.

Cintio caro, Cintio mio.

LIND.

Menarella, mia carella.1

LAU.

Pulcinella bello mio.

LIND.

Che contento, che diletto!

LAU.

Vien, mio bene, a questo petto.

a quattro

Io ti voglio un po' abbracciar. (Viene Foresto, da Pantalone)

FOR.

Olà, olà, cossa feu?

Abrazzai?

Cagadonai!

Via cavève, via de qua.

LIND.

Io m'inchino al genitore.

LAU.

Serva sua, signor padrone.

CON.

Riverisco, mio signore.

FABR.

Te so' schiavo, Pantalone.

FOR.

El ziradonarve attorno;

Tutti andève a far squartar.

CON.

Vuol ch'io vada?

FOR.

Mi ve mando.

FABR.

Vado anch'io?

FOR.

Mi v'ho mandao.

CON.

Anderò colla mia bella.

FABR.

Anderò con Menarella.

LIND.

Io contenta venirò.

FABR.

Via, tiolè sto canelao.

FOR.

Co le putte? oh questo no.

LIND.

Signor padre, per pietà. (s'inginocchia)

LAU.

Gnor padron, per carità. (s'inginocchia)

CON.

Deh, vi supplico ancor io. (fa lo stesso)

FABR.

Pantalon, padrone mio. (fa lo stesso)

FOR.      

Duro star no posso più.

Via, mattazzi, levè su.

a quattro

Io vi prego.

FOR.

Zitto .

a quattro

Vi scongiuro.

FOR.

Vegnì qua.

Cari fioi, deve la man.

Alla fin son Venezian,

M'avè mosso a compassion.

a quattro

Viva, viva Pantalon.

a cinque

Viva, viva il dolce affetto;

Viva, viva quel diletto

Che produce un vero amor,

Che consola il nostro cor. (partono)


 

 

 





p. -
1 Così nel testo. Probabilmente devono essere invertite le battute:

LIND.

Cintio caro, Cintio mio.

FABR.

Menarella, mia carella.

[Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



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