Carlo Goldoni
L'avaro

ATTO SOLO

Scena Quinta. Il Conte dell'Isola e detta

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Scena Quinta. Il Conte dell'Isola e detta

 

CON. Servitore umilissimo di donna Eugenia.

EUG. Serva, Conte. Favorite di accomodarvi

CON. Per obbedirvi. (siedono)

EUG. Siete appunto venuto in tempo ch'io aveva bisogno di compagnia.

CON. Mi chiamerei fortunato, s'io potessi contribuire a qualche vostra soddisfazione.

EUG. Le vostre espressioni sono effetti della vostra bontà.

CON. Non mai al merito vostro adeguate.

EUG. Sempre gentile il Conte dell'Isola.

CON. Vorrei esserlo, per aver l'onor di piacervi.

EUG. La vostra conversazione mi è sempre cara.

CON. Lo voglio credere, perché lo dite. Ma per il vostro spirito la mia conversazione è assai poca.

EUG. Voi mi mortificate senza ragione.

CON. Prendetela per una sciocchezza. Io non so divertirvi diversamente.

EUG. Fate torto a voi stesso. Buon per voi che favellate con chi vi conosce.

CON. No, donna Eugenia, io sono un uomo sincero e non ho altro di buono, oltre la conoscenza di me medesimo. A fronte del Cavaliere, so che io ci perdo, ma non importa: non confido soltanto nel vostro spirito, ma nel vostro cuore; e mi lusingo che in mezzo ai disavvantaggi del mio costume, conoscerete il fondo della mia schiettezza.

EUG. Non è scarso merito la sincerità.

CON. Ma è poco fortunata per altro.

EUG. Potete voi dolervi di me?

CON. Non sarei sì ardito di dirlo.

EUG. Ancorché nol diciate, si conosce che siete poco contento.

CON. Sarà un effetto di quella sincerità che lodaste.

EUG. Dunque la stessa sincerità non me ne dee tacere i motivi.

CON. Voi m'invitate a nozze, qualora mi provocate a parlare.

EUG. L'eccitamento vien dal mio cuore.

CON. E al vostro cuore rispondo che sarei felicissimo se non mi tormentasse un rivale.

EUG. Questa è la prima volta che lo diceste.

CON. L'ho detto a tempo, signora?

EUG. Potrebbe darsi.

CON. Le cose possibili sono infinite. Fra queste si confondono le mie speranze ed i miei timori. Quel che ora vi chiedo, è qualche cosa di certo.

EUG. Esaminatelo bene, e confessate che quello che mi chiedete, non è sì poco.

CON. Se mal non mi appongo, parmi di aver domandato pochissimo. Sarei temerario, se vi chiedessi l'intero possedimento della grazia vostra: chiedovi solo, se siete a tempo ancor di disporne.

EUG. Ma se questo è un segreto, che con gelosia custodisco, non sarà eccedente la vostra interrogazione?

CON. Voi avete il dono di farvi intendere senza parlare. Capisco essere il vostro cuore occupato.

EUG. E se ciò fosse, capireste con eguale facilità qual sia l'oggetto che l'occupi?

CON. No, signora, codesto è il segreto.

EUG. Dunque non potete voi giudicare di essere escluso.

CON. Ma né tampoco assicurarmi di essere il favorito.

EUG. Gli animi discreti si contentano, se hanno una ragione di sperare,

CON. Sì, quando una ragion più forte non li faccia temere.

EUG. Qual è il gran fondamento di questo vostro timore?

CON. Il mio demerito.

EUG. No, Conte, pensate male.

CON. Aggiungete: lo spirito audace del mio rivale.

EUG. Una novella ragione, che più mi offende.

CON. Vi supplico di compatirmi.

EUG. Vi compatisco.

CON. È il cuore acceso che mi tramanda alle labbra...

EUG. Conte, basta così.

CON. (Che dura pena è il moderare i trasporti!) (da sé)

EUG. (Non vo' precipitar le risoluzioni.) (da sé)

 

 


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